IL MONDO IN UNO SCATTO: IL CANAL GRANDE A VENEZIA


In un assolato pomeriggio di giugno, mi muovo tra le luci e le ombre delle calli veneziani; salgo e scendo numerosi ponti che solcano i canali di una delle città più magiche che conosca e arrivo al ponte dell’Accademia.
Mi inerpico sulla sua gobba e da lì lascio che la vista mozzafiato mi conduca in pensieri di bellezza.
Ho realizzato questo scatto nel mio recente viaggio nel capoluogo veneto, un felice ritorno dopo un tempo di assenza; il sole a picco si riverbera nelle acque movimentate dal passaggio di barche a motore.
E lì, nel mezzo di veicoli moderni, si muove lenta e aggraziata una gondola, elemento icastico della Serenissima; poderoso è il vogare del suo nocchiero che, muovendo un lungo bastone, ricorda il passato glorioso della Repubblica e occhieggia a un presente carico di stupore.
Voga in ogni canale, incluso il Canal Grande; col suo tipico cappello e la maglia a righe mi dà le spalle, il ferro di prua rivolto verso la zona di San Marco.
Sulla sinistra alti pali emergono dalle acque, attracchi per imbarcazioni.
Venezia è un susseguirsi di piccoli e grandi imbarcaderi; ha un suo linguaggio che, di primo acchito, può smarrire il turista impreparato: calli, imbarcaderi, campi, fondamenta. Parole che creano l’armonia di un mondo che si muove sull’acqua e che ha imparato a convivere con i suoi bizzarri umori.
Sullo sfondo a destra la chiesa della Salute svetta sulle altre costruzioni tratteggiando uno skyline noto ai più; intravedo lo sbocco del Canale in prossimità della punta della Salute.
Venezia è poesia, è bellezza, è spiritualità; nella sua aria aleggiano note di sinfonie famose che toccano le corde del cuore.
Nelle sue calli spuntano maschere in ogni dove e sembra talvolta di veder scivolare nell’ombra Giacomo Casanova, pronto a sedurre una donzella.
Venezia è anche il suo ghetto, il primo della storia, colmo di narrazioni, la sua basilica ricca d’oro, le tele del Tiziano, le vedute del Canaletto sparse in altre parti del mondo, le sue isole colorate.
Soprattutto è le sue acque che risplendono, che sono in movimento, talvolta silenziose, talvolta ribelli e pericolose, ma sempre capaci di stupirmi.
Rimango ancora un po’ in contemplazione del paesaggio e poi scendo la gobba del ponte sul lato opposto da cui sono arrivata, diretta verso il Canale della Giudecca che costeggio per giungere alla punta della Salute: da lì la vista su San Marco e su Palazzo Ducale spalanca il cuore.
Dedico questo scatto a questa città che ammalia e seduce, che mi ha regalato passeggiate indimenticabile nella storia, nella bellezza, un luogo dell’anima che dona voglia di vivere e sognare.

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