L’IRONIA E L’ANIMA

Quando la scienza viene adorata e tutto ciò che è spirituale viene spodestato, allora è stata presa la particolare decisione di mettere da parte i sentimenti umani a vantaggio di qualcosa apparentemente più elevato, più nobile, più grande. Ed ecco come comincia l’idolatria.

Queste parole del rabbino Jonathan Sacks sono tra le tante profonde riflessioni contenute in Moralità, un libro di cui consiglio la lettura, capace di fare analisi del nostro tempo con uno stile snello e agile.
Proprio queste parole mi hanno riportata a un’immagine filmica e letteraria: quella del don Camillo di Guareschi che parla col Cristo dell’altar maggiore.
Don Camillo conversa così con Dio e questa sua peculiarità è un’attitudine ordinaria, non qualcosa di strano e fuori dai binari di una vita sana.
Eppure oggi giorno il prevalere della razionalità e della concretezza ha creato una società per certi versi forse più efficiente, ma al contempo più infelice e triste.
L’ironia è stata sostituita dal sarcasmo che ha come base di partenza una rabbia repressa che trova sfogo in derive emotive, una delle quali è un umorismo nero.
Cos’è successo? Cosa ha portato il nostro mondo a sostituire la capacità di sorridere con quella di sogghignare?
Non credo esista una risposta universale: io ho provato ad articolarne una che propongo in questa riflessione.
Penso che la chiave di tutto sia l’impoverimento del pensiero.
L’ironia è una facoltà che trova un humus adeguato in cuori e menti liberi, capaci di spaziare oltre un piccolo giardino, superando lo steccato che impedisce la visione sull’infinito; non riesce a svilupparsi se il cuore si incatena a una visione binaria né riesce a trovare respiro se l’arcobaleno dell’anima è privato delle sue sfumature.
Votarsi a una visione manichea della vita, appiattire la conversazione interiore con l’anima e ridurre tutto al solo divertimento o al solo dovere ci rinchiude in un pensiero asfittico che diventa un monolite sempre più difficile da scalfire.
Questa progressiva immobilità svilisce il lato ironico: in parole più semplici, cancella il sorriso dal nostro volto per sostituirlo con espressioni o di tristezza o con ghigni di cattiveria e strafottenza.
È così scivoliamo dall’ironia al sarcasmo, il modo di “ridere” degli adulti, quel sentore nero della vita che, come inchiostro versato per sbaglio, si spalma in enormi chiazze coprendo la bellezza del mondo.
Finiamo per concentrarci sul peggio e sulla morte – argomento inflazionato o perché rimosso o perchè diventato chiodo fisso-e ci illudiamo di essere realisti perchè stiamo coi piedi per terra, pronti a cogliere i colori più scuri dell’arcobaleno.
Senza neppure capirlo, scendiamo dalla giostra della fantasia per camminare sulla strada della tristezza; releghiamo la creatività in un angolo del cuore ritenendo che appartenga al mondo dell’infanzia, da superare in età adulta.
Senza fantasia però il mondo diventa piatto e grigio.
Se si smette di conversare con la propria anima, si muore dentro prima ancora di morire col corpo; si procede come automi infastiditi da chi è colorato o da chi ci fa notare quanto l’aridità abbia invaso il nostro cuore.
Credo che, arrivati a questo punto, si debba correre ai ripari prendendo atto della situazione e trovando valide soluzioni.
La figura di don Camillo è una di queste soluzioni perchè ci insegna che l’anima, se nutrita, può farci sorridere e piangere di fronte alla vita, rende il nostro cuore un cuore di carne.
La fantasia non è un mondo inventato che dobbiamo eliminare da adulti, ma è uno sguardo sulla vita che ci aiuta a vedere tutti i colori della realtà senza lasciarci catturare solo da quelli più scuri; ci fa cogliere le sfumature del mondo in tutta la sua bellezza e varietà.
Ci rende umani esattamente come umano è il personaggio di don Camillo; riesce a parlare col Cristo non perché s’inventa i dialoghi con Lui come molti razionali asseriscono, ma perché ascolta il suo cuore e sente le risposte.
Don Camillo è un’anima in ascolto, ciò che molti di noi faticano a essere.
È proprio per questo Dio gli risponde.
Forse il vero nocciolo della questione non è se Dio esista, ma se le nostre orecchie siano disposte all’ ascolto.
Avere un cuore di carne nutrito dalla fantasia, dalla creatività, dall’ironia e dalla fede prepara a un ascolto diverso, fatto di intuizioni che sprigionano vita. 
La mente va educata al bello così che il cuore sia irrigato dall’ironia e sia capace di vivere la dimensione più importante della vita: la dimensione dell’amore, quella che dà senso ai nostri giorni e ci rende degli esseri umani in relazione col mondo e non delle monadi accartocciate su se stesse. 

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