SELFIE, OVVERO IL REGNO DEL SÉ CHE NON OSSERVA PIÙ IL MONDO

Amo fotografare, si sa: molti degli articoli scritti per questo blog sono legati a piccoli reportage di viaggio e sono scatti che ho realizzato io.

Negli ultimi tempi sto dedicando molto più tempo alla fotografia; alcuni mi chiedono come tale attività – legata all’immagine- non sia in contrasto con il mio lavoro di scrittrice.

Domanda lecita dal momento che immagine e parola sono spesso strumenti di comunicazione tra loro in contrapposizione quando non addirittura in spietata concorrenza.

Per me i due invece si conciliano perchè vedo la realtà per immagini e scrivo come se il film della storia narrata stesse scorrendo di fronte a me; nei reportage di viaggio metto assieme questi due strumenti per realizzare un racconto completo dei posti visitati. Infine spesso la fotografia è protagonista nei miei scritti con personaggi che la incarnano come Kyros di “Un’ombra sul fiume”.

Fotografare – anche se fatto in forma amatoriale- mi costringe a riflettere sulla società in cui vivo,  invasa da immagini a tal punto da soffrire di ciò che ho definito “bulimia grafica”.

Questa “bulimia grafica” ha degli effetti devastanti sulla nostra capacità di osservazione; fatichiamo a cogliere il soggetto da un’angolazione che renda lo scatto particolare e talvolta unico. La maggior parte delle immagini che vedo in rete sembra un copia/incolla di già visto, una sequenza di soggetti stanchi e ripetitivi.

Come mai accade ciò?

I motivi sono molteplici.

In primis la tecnologia: oggi giorno -grazie agli smartphone di ultima generazione dotati di fotocamere- si scatta ovunque, in qualunque momento e soprattutto si fotografa ogni cosa, anche ciò che è di scarso valore. Serve per dire al mondo “Io sono qui” o “Io sto facendo questa cosa”.

Il punto è che, dato che si ha uno smartphone che può fare scatti illimitati a costi zero, tutti pensano di essere Steve McCurry e che fotografare sia un’arte alla portata di ogni persona.

Chi come me ha imparato a scattare con l’analogica e il rullino sa bene quanto sia fondamentale cogliere il momento e l’angolazione giusti, la luce corretta e soprattutto impostare bene la macchina per non bruciare la foto e doverla buttare; sapevo di avere un numero limitato di scatti e di dover ridurre l’errore per motivi economici e per portare a casa almeno qualche ricordo buono.

Oggi invece si può sbagliare senza stare troppo a riflettere perchè il digitale consente di replicare immagini a costo zero; se ciò da una parte permette di realizzare scatti meno terrificanti, dall’altra ha indebolito la capacità di osservazione e di limitare l’errore.

Altro elemento fondamentale.

Con la macchina fotografica si dovrebbe scegliere se stare davanti (ed essere quindi soggetti dello scatto) o stare dietro (ed essere realizzatori dell’immagine); esiste il ritratto, ma è una scelta particolare e non predominante, un po’ come succede per la maggior parte dei pittori.

Oggi invece siamo letteralmente invasi dai selfie che, come dice la parola stessa, sono scatti rivolti a sé, autoreferenziali al punto da oscurare importanti capolavori dell’arte ridotti a mero sfondo su cui far predominare il nostro volto (si veda per esempio il selfie della Ferragni davanti alla Venere di Botticelli agli Uffizi prontamente replicato dalle masse e totalmente inadeguato per promuovere la passione verso l’arte dal momento che in quello scatto l’arte viene oscurata dal volto della nota influencer).

Il selfie come ibrido tra l’essere soggetto o l’essere artista-realizzatore; una scelta che ha destato serie discussioni quando si arriva ad usare Auschwitz come sfondo dei ritratti.

Milioni di scatti realizzati senza un’adeguata osservazione della realtà: è questo che sta svilendo le potenzialità creative di uno strumento incredibile come la macchina fotografica.

Tutto ciò denota una preoccupante superficialità nel guardare noi stessi e il mondo.L’attuale modo di scattare rivela il passaggio da una società del “noi” a quella di un “io” che pone se stesso al centro, oscurando e non esaltando la bellezza del mondo in cui viviamo.

L’immagine è bellezza, è arte, e per me si compenetra con la scrittura, a patto però di non far prevalere un insensato e nauseante narcisismo di selfie a ogni costo e in ogni dove.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...