IL MONDO IN UNO SCATTO: OMAGGIO A DANTE NEI 700 ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

Dante, una delle icone sacre della cultura italiana: il Poeta che, usando la sua creatività e la sua conoscenza, ci ha regalato uno dei viaggi più incredibili della storia della letteratura italiana e mondiale.

Quest’anno, 2021, ricorrono i settecento anni dalla sua scomparsa.

Scelgo di omaggiarlo con uno scatto che ho realizzato a Ravenna qualche anno fa: l’edicola dove sono conservate le sue ossa.

Dante esule che muore lontano dalla sua Firenze così severa con molti dei suoi più illustri personaggi. Almeno una volta nella vita, ogni scrittore dovrebbe rendere omaggio ai grandi della letteratura con una semplice visita alle tombe che ne conservano i resti: un modo per fare dei piccoli pellegrinaggi della memoria.

L’edicola è semplice, in stile neoclassico, e sorge in prossimità della basilica di San Francesco nel centro di Ravenna; è un monumento nazionale e, attorno ad essa, si snoda la zona dantesca con accanto il Museo dantesco.

Dante è forse uno dei poeti più conosciuti, un nome che non solo ha reso grande il nostro paese, ma che ancor oggi incute rispetto e un silenzio che sfiora il sacro.

Eppure non è facile leggere la sua Commedia: occorrono anni di preparazione in cui conoscere tutto il percorso letterario del Poeta che spazia su diversi argomenti e in diverse lingue. Indubbiamente i 14.233 versi che la compongono sono quelli più vicini alle orecchie del mondo per sentito dire, per fama, ma sono anche quelli più ostici da comprendere.

Oggigiorno molti si spacciano per dantisti pur non essendolo; l’amore per la Commedia non è in discussione, ma veramente è sufficiente proporla al pubblico citandone a memoria le terzine e dando qualche spiegazione desunta da testi corredati da note esplicative?

No, non basta questo iniziale approccio.

Per far conoscere Dante in maniera profonda, occorre portare l’uomo della strada a conoscenza del mondo articolato in cui viveva e su cui fece leva per realizzare l’opera. Occorre conoscere l’italiano del 1300, un italiano così distante da quello odierno e pieno di trappole linguistiche in cui è facile cadere senza un’adeguata conoscenza del latino e in parte del greco.

Occorre conoscere la filosofia dell’epoca, il predominio della Summa Teologica di San Tommaso. E infine, cosa che non mi stancherò mai di ripetere, occorre conoscere benissimo la Bibbia a cui la Commedia fa costante riferimento.

L’inganno in cui molti finti dantisti cascano loro malgrado, nonostante le buone intenzioni, è quello di credere di poter spiegare Dante sulla base di una conoscenza del Secondo -o Nuovo- Testamento (Vangeli, Atti, Lettere degli Apostoli e Apocalisse), dimenticando la necessità di conoscere appieno anche il Primo -o Antico- Testamento, ovvero la Bibbia ebraica.

Per capire Dante occorre conoscere molto bene il Nuovo Testamento e per comprendere il Nuovo Testamento sono indispensabili salde conoscenze giudaiche a cui devono sommarsi profonde competenze linguistiche, filosofiche e storiche per inquadrare il Poeta e la sua opera.

Non tutti siamo dantisti, ma tutti possiamo apprezzare quest’incredibile opera se opportunamente guidati da persone competenti nello spiegarcela.

Per chi invece non ha ancora possibilità di fare questo salto qualitativo, rimane sempre l’opportunità di prendere coscienza del valore inestimabile della Commedia e di tutta l’opera dantesca, magari andando a rendere omaggio al Poeta sulla sua tomba durante un breve viaggio a Ravenna che fu capitale dell’Impero e che ancor oggi conserva scrigni artistici considerati patrimonio dell’Unesco.

Se non tutti possiamo diventare dantisti, tutti siamo in grado però di abbassare il capo e salutare in maniera degna un uomo che ha segnato la letteratura e la Storia del mondo.

E, per coloro che vogliono portarne in giro la bellezza dell’opera, rimane da seguire una sola strada: quella di un’adeguata preparazione che non si dimentichi del legame indissolubile del mondo giudaico con quello cristiano, incluse le diatribe, le persecuzioni e i dolori che divisero questi due mondi.

Altrimenti si rischierà, come spesso accade, di leggere Dante con gli occhi del 2021 dimenticando che anche il sommo Poeta fu figlio della sua epoca, inclusi i pregiudizi e le conoscenze limitate che la caratterizzarono.

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