LA VITA NON VISSUTA di N. Gardini, ed. Feltrinelli

Non è facile narrare la malattia, darne il polso dal punto di vista clinico senza ammorbare il lettore. 
La vita non vissuta non è però un romanzo solo sull’HIV: parte dalla patologia per andare oltre diventando monito riflessivo per la vita di ognuno di noi. 
Valerio De Sanctis non ha il coraggio di vivere la propria identità sessuale da giovane e lo fa da adulto; al culmine della felicità scopre però di essere stato infettato dal suo compagno. Si trova così privato non solo della vita vissuta fino a quel momento, ma anche di quella che ha tardato a vivere che finisce ancor prima di iniziare. 
Lo stile è scorrevole e rende il libro – seppur profondo e complesso dal punto di vista del contenuto- alla portata di tutti. 
La storia di Valerio, docente di latino, si snoda una pagina dietro l’altra con parole immediate, considerazioni profonde e anche citazioni latine che riflettono lo spessore culturale e intellettivo del personaggio; una cultura e un’intelligenza che però non lo mettono al riparo dalle proprie emozioni e dal contrarre un virus tremendo in un rapporto d’amore a lungo rimandato. 
Il protagonista racconta con schiettezza in prima persona ciò che vive; la descrizione degli stadi della malattia permette di entrare nel cuore e nel dramma della storia e il lettore, nel seguire la vicenda, non può non porsi domande fondamentali: 
“Abbiamo veramente la possibilità di vivere una vita che per troppo tempo abbiamo soffocato e non vissuto? O forse farlo in ritardo è un errore che porta a conseguenze fatali?”.
Un interrogativo che si pone sia a chi dal virus è infettato, sia a chi si è creduto a lungo malato per poi scoprire poi di non esserlo. 
Un gioco di specchi e rimandi che emerge gradualmente e stupisce il lettore nel finale. 
Un libro che consiglio sia per immergersi in un mondo spesso rifiutato, sia per meditare sulle scelte soffocate o lungo rimandate.
Concludo con una frase che, pur essendo scritta nel 2015, è di forte attualità in questo 2020:
“O aveva iniziato a pensarla come quelli – neanche così pochi- che sostengono che il virus non esiste, che l’hanno inventato le case farmaceutiche per fare soldi o gli Stati e la Chiesa per tenere a bada la gente con il terrore?”. 
Una lettura che coi suoi spunti mette in gioco tematiche dove al centro c’è l’essere umano con i propri dubbi, bilanci di vita e speranze. 

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