BECOMING. La mia storia di Michelle Obama ed. Garzanti

Molti di noi attraversano la vita nascondendo le proprie storie e provano vergogna o paura se la nostra verità non corrisponde a un ideale prestabilito. 
Michelle Obama non dimostra paura e vergogna, tutt’altro! Rivela il coraggio di mettersi a nudo davanti a un numero imprecisato di lettori e lo fa con uno stile fruibile a tutti. 
Un’autobiografia dal sapore narrativo: questo è il libro scritto dall’ex first Lady americana, un libro che non porta il lettore solo nel cuore della Casa Bianca, ma anche nelle strade dell’America con tutti i suoi pro e contro.
Molti sono gli spunti che dà: mi limiterò a fornirne alcuni e a scrivere perchè, secondo me, merita di essere letto.
In primis lo stile (nella versione italiana supportato da una buona traduzione); l’autrice racconta la propria vita in modo scorrevole e diretto, con un linguaggio appropriato: mai banale, semmai semplice e per questo accessibile a tutti.
La storia – che parte dalla sua infanzia nei quartieri della classe operaia di Chicago- si snoda come un romanzo dal gusto piacevole e intrigante impregnato di fiducia verso la vita- elemento di cui il mondo ha un estremo bisogno- e, al contempo, di realismo e praticità che azzerano il rischio di una visione astratta; la forza del raccontare è sempre nel COME prima ancora del COSA e quest’autobiografia lo dimostra. 
La lunghezza viene bilanciata da un modo di raccontare che travolge e induce il lettore ad andare avanti per conoscere più a fondo aspetti di un mondo che Michelle Obama descrive in maniera schietta senza mai occultare le sue delusioni, sofferenze, fatiche. È come se avesse aperto due finestre sull’America: quella di chi comanda – e al contempo ha una vita blindata in una prigione d’oro- e quella di chi non ha potere ma ha la libertà di muoversi come meglio crede. Due modi di vivere che l’autrice ha sperimentato sulla propria pelle, una pelle il cui colore ha inciso nella sua storia personale e in quella di molti cittadini americani. Tutto è personale in questa vicenda, perché la vita non può che essere personale, anche quella di una first Lady. 
Leggerlo consente così di avere uno spaccato umano – più che politico–su cosa voglia dire essere una donna in carriera e madre, essere la moglie del presidente degli Stati Uniti, essere una persona di colore che parte da una condizione modesta per arrivare ai vertici, vivere in un paese dove l’istruzione è la chiave di volta per andare avanti o rimanere indietro. Su quest’ultimo punto l’Italia ha molto su cui riflettere; il nostro paese – primo al mondo per patrimonio artistico- non garantisce un lavoro a chi opera nel campo dell’arte. Persone con titoli di laurea ottenuti a pieni voti – soprattutto in campo umanistico- mendicano posti di lavoro sottopagati e dequalificanti in quanto a mansioni. Leggendo Becoming, invece, si intuisce che l’istruzione e un titolo sono i pass per accedere a un futuro migliore pur partendo da un presente dai mezzi limitati. 
L’autrice riflette sulle ONLUS presso cui ebbe modo di lavorare, mondi accessibili solo a chi economicamente ha le spalle coperte dato il salario inadeguato. 
L’aspetto economico è centrale in molte parti del libro così come l’essere donna con tutte le fatiche – e talvolta discriminazioni- che si affrontano in un mondo ancora maschilista sebbene più meritocratico del nostro (anche se trattasi di una meritocrazia legata unicamente al dio denaro). 
È molto interessante ascoltare il punto di vista di chi ha vissuto per otto anni nella stanza dei bottoni, leggere del suo incontro col marito, delle sue gioie e preoccupazioni di madre e prima donna d’America: un ritratto a tutto tondo. 
Becoming è un’occasione per entrare nel cuore dell’America tramite il cuore di una donna che di quel paese è stata rappresentante nel mondo. 
Il coraggio di raccontarsi e raccontare il proprio mondo diventa uno sprone a non arrendersi. 
Consigliarlo è per me doveroso per tutti i motivi sopra elencati. 
Scegliere di leggerlo una possibilità di crescita per ogni lettore.

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