LA SOLITUDINE, TEMPO PER SOGNARE

Immagino che a molti definire la solitudine tempo per sognare faccia quanto meno alzare un sopracciglio. 
Non è facile parlare di una condizione che, a seconda di come la si vive, può essere benedizione o condanna. 
Credo innanzitutto che sia opportuno distinguere tra lo stare da soli e l’essere soli.
Stare da soli è una scelta, un modus vivendi. 
È ritagliarsi spazio e tempo per dedicarsi a ciò che si ama, per ragionare su importanti decisioni da prendere, per leggere un buon libro o scrivere. Può essere anche scelta di vita per dedicarsi anima e corpo a qualcosa che è altro rispetto alla famiglia ma non per questo meno capace di portare felicità. 
È darsi la possibilità di stare in silenzio, quel silenzio parlante in cui il credente può udire la voce di Dio e in cui tutti – credenti o atei- possono ascoltare la propria interiorità. 
Siamo perennemente sballottati dai rumori della vita (chiacchiere in primis) e il frastuono di suoni e parole ci ha disabituato al silenzio che viene vissuto spesso come un disagio.
Abbiamo paura della solitudine perché non sappiamo gestire lo spazio che ci crea, temiamo il giudizio della gente pronta a dire che siamo soli perchè nessuno ci ha voluti. Siamo così terrorizzati dall’apparire non benvoluti che preferiamo sopportare la presenza di persone sgradevoli allo stare con noi stessi; arriviamo a riempire uno spazio – che percepiamo come vuoto- con relazioni malsane perdendo l’occasione di fare posto a qualcosa di buono come il gustare la nostra compagnia. 
Sarà perchè fatichiamo ad amarci? 
Finiamo così per essere soli (che non è lo stare soli) perchè la presenza di qualcuno non ci garantisce compagnia se è una nota stonata nello spartito della vita.
Essere soli è una sensazione e dipende dalla percezione che abbiamo; possiamo sentirci soli in mezzo a una folla perchè non sentiamo di essere amati o perchè siamo spaesati. Viceversa possiamo sentirci soddisfatti e felici stando da soli su una montagna perchè viviamo il contatto col creato. 
Si riflette poco sull’importante distinguo sta tra la solitudine e isolamento: la prima ci aiuta a trovare noi stessi per poi relazionarci con gli altri, il secondo ci rende alieni a noi stessi e al mondo.
La solitudine può darci la possibilità di coltivare interessi, di fare conoscenza di noi stessi, di mettere alla prova i nostri limiti, di meditare, di riposare, di fermarci dal ritmo quotidiano e anche di sognare una realtà nuova pensando a come realizzarla. 
È un ricaricarci per tornare nel mondo con più serenità e pacatezza. 
Ci sono molti modi per vivere la solitudine come un dono e non come una condanna e tra questi c’è la lettura. 
Da lettrice condivido ciò che disse J. Frazen 
La prima cosa che la lettura insegna è come stare da soli. 
Un modo per far sì che il nostro tempo diventi tempo per sognare e non condanna da scontare. 
Nasciamo soli e moriamo soli, ma sta a noi valutare, nel mezzo fra questi due momenti, come vivere perchè il segreto della vita è scegliere il come prima ancora del cosa

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