SE SI SBAGLIA IL TESTIMONIAL…

In questi giorni, sui giornali e sui social, si discute molto -talvolta in maniera un po’ troppo animata- del caso Ferragni-Uffizi.

Faccio subito alcune importanti premesse per sgomberare il campo da infelici equivoci.

Anch’io ne ho parlato sui social e ho avuto riscontri talvolta interessanti, talvolta imbarazzanti.

Ho deciso quindi di scriverne in maniera più costruita sul mio blog.

Il motivo è che mi occupo di cultura da sempre, sia per passione sia per lavoro.

Credo che in primis sia necessario porre l’attenzione su un elemento fondamentale: il ruolo del testimonial.

Per essere testimonial di un evento o di un prodotto è necessario avere attinenza con ciò che si va pubblicizzando se si vuole essere credibili. Se chiedessimo a un alpinista di fare da testimonial per la pubblicità dei pareo o dei costumi, il tutto suonerebbe strano alle nostre orecchie, stonerebbe.

Ciò che stona nel rapporto Ferragni-Uffizi non è il suo abbigliamento, ma ciò che lei fino a oggi ha rappresentato e ciò che gli Uffizi sono; non credo di sbagliare dicendo che per molti, me inclusa, non si crea nell’immediato un link tra lei e l’arte.

Fedez difende la moglie sostenendo che era lì non per pubblicizzare gli Uffizi, ma per fare una seduta fotografica per Vogue. Perchè allora i sostenitori della consorte la difendono a spada tratta dicendo che, con questa comparsa, ha aiutato la cultura a fare cassa?

Forse perchè, servizio fotografico a parte, la visita è stata usata anche per rilanciare l’ingresso al famoso museo e negare quest’evidenza è quanto meno puerile dato che se ne sono fatti portavoce anche alcune personalità di spicco.

A prescindere da ciò, risulta imbarazzante scoprire che la giovane donna, prima dell’altro giorno, non era mai stata lì.

Sia chiaro, non c’è l’obbligo di visitare musei e a qualsiasi età ci si può interessare di arte a prescindere dal proprio iter di studi: l’arte seduce a prescindere dall’età e dalla formazione. Un conto però è entrarci da privati cittadini -ognuno con la propria storia- cosa diversa è usare la propria immagine per rilanciare gli ingressi in questo storico edificio.

Un testimonial, per essere credibile, deve avere attinenza con l’argomento che sponsorizza e non esserne un neofita, altrimenti si cade nel ridicolo!

Credo che oggi giorno manchi il senso del pudore; non parlo di quello legato alla sfera sessuale, ma di quello che ha a che fare con la consapevolezza di ciò che stona e di ciò che invece è classe ed eleganza.

Il punto non è la Ferragni come invece sostiene il marito: no, Fedez, non ce l’abbiamo con tua moglie perchè è lei, semplicemente mal tolleriamo che in questo paese abbiano visibilità i soliti noti senza competenze adeguate. Tua moglie non è credibile in quel ruolo perchè fino a oggi neppure ci aveva messo piede in quel luogo.

A tutti coloro che poi difendono quest’improbabile scelta in nome del potenziale -perchè al momento è solo un’idea e non una realtà- staccarsi di numerosi biglietti da parte dei followers della signora, io chiedo: ma veramente crediamo che ventimila persone si riverseranno in massa agli Uffizi solo perchè lei ha detto che è un posto meraviglioso?

Lei sa parlare alla gente comune a differenza dei parrucconi dell’alta cultura pieni di boria.

Esattamente di cosa parla alla gente comune dato che di quell’argomento non si è mai occupata?

Forse è arrivato il momento di fermarci e riflettere seriamente su cosa sia la cultura e  domandarci perchè siamo arrivati al punto di farla rappresentare a una persona che di lavoro fa tutt’altro.

Poniamoci delle domande serie però, non i soliti falsi quesiti che ci infilano nel vicolo cieco dell’invidia verso qualcuno che ha ottenuto molto dalla vita; sbagliare domande non ci aiuterà a risolvere l’annoso problema dei fondi alla cultura, nè ci permetterà di comprendere l’importanza di mettere le persone giuste al posto giusto.

Vorrei infine ricordare che nel nostro paese ci sono già testimonial famosi e azzeccati; esistono Piero e Alberto Angela -solo per menzionare i primi nomi che mi vengono in mente- che della cultura, dell’arte e del viaggio hanno fatto un prodotto di altissimo e finissimo livello con competenza, passione e preparazione.

Con buona pace di chi crede che, pur di far cassa, si debba ricorrere a personaggi stonati con l’argomento pubblicizzato.

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