IL MONDO IN UNO SCATTO: LE BANDIERE DELLA PREGHIERA IN LADAKH

In certe parti del mondo il vento soffia e porta in giro preghiere scritte che si spargono nell’aria.
È in questi luoghi che si può sperare che parole di benevolenza arrivino anche laddove dell’amore c’è solo il ricordo.
Chissà, magari questo mio pensiero potrà essere utile per quei posti afflitti dal dolore o per quelle persone che non sanno più respirare.
È con quest’immagine nel cuore che guardo estasiata lo sventolare delle bandiere colorate con scritte orazioni mentre un amico tibetano si appresta a compiere un rituale di preghiera.
Sono ormai verso la fine del mio viaggio in Ladakh, terra di paesaggi infiniti e montagne maestose visitate durante l’estate del 2019. L’Hymalaya sullo sfondo ha qualche cima innevata e mi ricorda che lì l’aria è più tersa perchè siamo a 4000 metri di altitudine; respirare è più faticoso, bisogna misurare il passo con prudenza. Eppure il senso di libertà e la possibilità di abbandonare il soffocamento di certi momenti fanno rinascere a vita nuova.
Il colore delle bandiere rivela la gioia che queste popolazioni d’alta quota non esitano a svelare nei loro sorrisi e modi cortesi; un viaggio in Ladakh segna, trasforma, regala avventure seppur non facili da vivere ma piene di significato.
Soprattutto aiuta a capire che talvolta viviamo in apnea pur abitando al livello del mare: un’apnea data dal rincorrere impegni lavorativi, dallo scartare relazioni significative a favore di altre sbagliate, dall’insistere in vicoli ciechi.
Nei gompa – i monasteri tibetani- il Ladakh insegna la necessità di fermarsi, di ascoltare il silenzio, di meditare sulla felicità; ci hanno detto da bambini che la felicità si insegue e qui si scopre invece che è una scelta da rinnovare ogni giorno non una chimera da rincorrere sperando nella buona sorte.
L’amico tibetano che prega attorno a queste bandiere ha accompagnato il nostro viaggio ogni giorno con la sua auto su curve difficili, per immensi sterrati, guadando in alcuni punti l’Indo. Si è preso cura di noi come fossimo suoi fratelli non mancando di accompagnare le giornate con momenti di raccoglimento spirituale.
Il Ladakh educa su molte cose e questa foto – che amo particolarmente- me ne ricorda una fondamentale: quella di imparare a respirare perchè la vita è troppo preziosa per sprecarla in strade senza uscita. Insegna a essere come l’acqua che, se non riesce a farsi spazio in un punto, scava fino a trovare un’altra via di fuga.
Perchè, come disse Socrate, “Cadere non è un fallimento. Il fallimento è rimanere là dove si è caduti”.

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