DOV’E’ L’UOMO? LA STORIA COME CASSA DI RISONANZA E LA RESPONSABILITA’ DEL SINGOLO.

D-o mio, D-o mio, perché mi hai abbandonato?
Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito!
D-o mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi, e anche di notte, senza interruzione.

Questi versetti del Salmo 22 calzano a pennello in questo momento così drammatico.

Spesso la nostra società laicizzata ignora il potenziale narrativo del testo biblico; per svariate ragioni storiche e sociali, la Bibbia nel nostro paese non viene letta come un testo culturale, ma solo come un testo di fede. Questo enorme limite di approccio spiega la totale assenza di cultura biblica di cui più volte ho discusso in questo blog, carenza drammatica dal momento che la letteratura, l’arte, la musica e la Storia sono intrise di elementi legati all’universo biblico.

Per chi è scrittrice come me c’è anche un altro importante rimando: il D-o biblico crea con la Parola, non plasmando la materia come fa il demiurgo greco; lo scrittore ne è un riflesso molto forte perchè crea mondi tramite lo stesso strumento.

L’atto creativo è un gesto d’amore sia per il Creatore che per lo scrittore che dona il proprio mondo interiore; questo implica responsabilità e saper ponderare in maniera accurata non solo le parole, ma anche i tempi e le modalità espressive.

Credo che questo tempo debba essere un tempo di silenzio: esprimersi su ciò che sta accadendo è prematuro. Siamo stravolti dal dolore, da restrizioni che ci stanno tutelando ma che al contempo hanno cambiato in maniera radicale la nostra vita.

Che cosa possiamo fare ora?

Come già per altre tragedie passate, spesso i momenti drammatici diventano spunto per porsi domande. Non è insolito, come in passato, sentir echeggiare la domanda Dov’è D-o?

Quegli stessi versetti che ho messo in incipit a quest’articolo sono tra i più conosciuti perché esternano il grido di disperazione e stanchezza dell’uomo verso il suo Creatore.

La Bibbia non è però monopolio degli esegeti o dei credenti, ma di chiunque desideri approcciarsi a un testo che, nella sua varietà e complessità, offre innumerevoli opportunità di lettura.

Tra queste letture non può sfuggire il rimando al versetto 9 del libro della Genesi: Ma il Signore D- chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”

Questa domanda stupisce: D-o, che è onnisciente, non sa dove sia Adamo?

Leggere un testo vuol dire però anche interpretarlo: forse quell’invito è rivolto all’uomo per fargli prendere coscienza di dove sia e cosa stia facendo.

Dobbiamo responsabilizzarci e questo interrogativo biblico ne è un po’ il riassunto.

Nei momenti drammatici della Storia tutto è più enfatizzato perché emergono in maniera prepotente non solo le emozioni, ma anche i tratti caratteriali delle persone. Come sta emergendo un mondo sommerso di persone disposte ad aiutarsi e a fare la propria parte, al contempo emerge anche l’altra faccia della medaglia: l’universo dell’egoismo e di chi non s’interessa del bene comune.
Ingenuamente crediamo che questi due risvolti s’incarnino in alcune persone e non in altre, ma in realtà sono i due lati della stessa interiorità di ognuno di noi.

L’interrogativo Dove sei? è rivolto a tutti: è la chiave –valida per credenti e non credenti- per evitare che questo momento di confusione diventi l’alibi per comportamenti dannosi per la collettività, è la barra del timone per orientare la rotta.

La Storia è solo la cassa di risonanza dei nostri atteggiamenti: spetta a ognuno di noi scegliere chi essere e come comportarsi e non possiamo scaricare questa responsabilità su D-o o sullo Stato.

Abbiamo dovuto fermarci, un virus invisibile ha imposto alla nostra società uno stop che non avevamo previsto e che ci costa molto in termini di produttività e di libertà di spostamento.

Non possiamo muoverci, ma la nostra mente è libera di spaziare leggendo o scrivendo ciò che abbiamo nel cuore (per esempio usando la writing therapy di cui ho parlato in uno dei miei precedenti articoli) o riflettendo sul nostro presente e sul nostro passato.

La mente non è in gabbia se noi le diamo la possibilità di essere libera.

Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere questo momento, ma possiamo cominciare a riflettere su come in passato si sono affrontate situazioni simili; cambiano le coordinate sociali e temporali, ma l’essere umano è sempre lo stesso con il suo carico di emozioni, di ragionamenti e di vita.

Non è tempo forse di risposte né per discutere ciò che sta accadendo, ma ogni tempo è buono per porsi domande solide.

Responsabilizzarsi vuol dire anche questo: chiedersi dove siamo perché è in quel dove che ritroviamo noi stessi e, per chi crede, anche D-o.

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