IL CAMMINO DELL’UOMO di Martin Buber, ed.Qiqajon

Cari lettori, siamo in un periodo molto buio: ciò che sta succedendo con il diffondersi del Covid 19 nel nostro paese -in particolare nella mia regione, la Lombardia- è veramente allarmante.

In momenti come questi ognuno deve fare la propria parte con coscienza e serietà ma senza manie di protagonismo che offuscano la ragione: chi svolgendo il proprio lavoro negli ospedali, chi nei supermercati e farmacie, chi rimanendo a casa per limitare il contagio.

In quanto scrittrice, il pensiero che più mi assilla è relativo al valore della parola.

Le parole hanno un peso enorme, soprattutto in momenti drammatici: possono essere macigni che uccidono come acqua che aiuta a vivere.

Gli scrittori -e più in generale coloro che si fanno portavoce della cultura- hanno l’onere di fare spazio a parole vere che possano fare da bussola in acque così tumultuose.

Quando tutto ciò sarà passato, dovremo rimboccarci le maniche; non si tratterà soltanto di far ripartire l’economia, ma anche di rigenerare il pensiero che sta alla base della nostra vita.

Il cammino dell’uomo di Buber può essere un primo valido step per cominciare a ristrutturare la nostra mente già da ora e per cominciare a scrivere un nuovo pensiero.

Nella prefazione Enzo Bianchi -priore di Bose- dà alcune linee guida per la lettura del testo.

Il primo elemento che connota il libro è la sua brevità: si legge in meno di un’ora per lettori avidi, in poco più per lettori che vogliono darsi il tempo di gustarlo con lentezza.

L’opera si basa su una conferenza tenuta dall’autore al congresso di Wooldbrook, a Bentveld, nel 1947; vide la sua prima pubblicazione solo nell’anno successivo.

Lessi per la prima volta questo capolavoro quindici anni fa e continuo ancor oggi a rileggerlo perchè, come disse Herman Hesse […] è quanto di più bello io abbia mai letto. Lascerò che questo dono così prezioso e inesauribile mi parli ancora molto spesso […].

Ognuno dei sei capitoli che compongono il libretto parte dal racconto di storie chassidiche per svolgere riflessioni intense sul senso del cammino che ogni Adamo -quindi ogni essere umano- è tenuto a fare. Dalla domanda “Dove sei?” che D-o rivolge all’uomo perchè possa ritornare a se stesso, si passa a riflettere sulla peculiarità di ogni cammino, sulla risolutezza che richiede. Si arriva ad analizzare il cominciare da se stessi  come riflessione sull’origine dei conflitti che partono sempre da dentro per esternarsi in un successivo momento; Buber scrive che Ogni conflitto tra me e i miei simili deriva dal fatto che non dico quello che penso e non faccio quello che dico. Si approda quindi a una visione del mondo allargata perchè il cammino di ognuno non è finalizzato a una salvezza personale ed esclusiva, ma è in vista di una relazione ampia e aperta al mondo intero. Scrive Buber: Cominciare da se stessi, ma non finire con se stessi; prendersi come punto di partenza, ma non come meta. A conclusione l’autore narra una delle storie chassidiche più note in cui riflette sul fatto che siamo alla ricerca di un tesoro e che Il luogo in cui si trova questo tesoro è il luogo in cui ci si trova.

Il credente di formazione biblica come l’ateo o l’agnostico troveranno in questo libretto parole capaci non solo di ampliare lo sguardo sulla vita, ma di scendere in profondità: un’immersione in un pozzo di umana saggezza che travalica i limiti del nostro credere o non credere.

Si parla di essere umano nella sua relazione con se stesso, con gli altri e anche con D-o. Per il non credente l’ultimo riferimento non è scelta quotidiana, ma rimangano i primi due interlocutori a cui appellarsi.

Quello di Buber è uno scritto universale proprio perchè va oltre il singolo percorso di ognuno di noi per parlare del cammino di ogni essere umano.

In questi tempi così delicati le parole di Buber sono fonte a cui abbeverarsi per non soccombere di fronte alla confusione e al dolore che imperano. Sono un aiuto per guardare alla realtà congiungendo cuore e ragione.

Nella vita le battaglie e le guerre non si vincono solo con buone strategie: occorrono anche validi strumenti.

Il cammino dell’uomo è uno di questi strumenti: aiuta ad affrontare il nostro cammino di ora e al contempo a cominciare a costruire un nuovo pensiero in vista del domani.

Un essere presenti a noi stessi oggi per progettare in maniera profonda e delicata il nostro domani.

Buona lettura, cari lettori, e buon cammino umano!

 

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