IL PASSO DELLO SCRIVERE

Siete voi giornalisti che avete un parere pronto appena accadono le cose – ironizzava– Ma gli scrittori, per capire e parlare, hanno bisogno di tempi più lunghi.
Parole di un grande maestro dell’arte del raccontare. È così che Amos Oz dichiarò in un’intervista; voglio partire proprio da questa frase per iniziare una riflessione sul passo dello scrivere.
Sono una camminatrice, amo camminare anche per ore, è questo lo sport che pratico: talvolta con un ritmo più sostenuto, altre volte con un ritmo più blando.
Anche Amos Oz era solito passeggiare al mattino prima di mettersi alla scrivania. Camminare ha numerosi effetti benefici tra cui quello di favorire la creatività.
Al di là delle considerazioni scientifiche del caso, per me è un modus essendi: faticherei a correre non solo per limiti fisici che so di avere, ma perchè, proprio come diceva il maestro israeliano, gli scrittori hanno bisogno di tempi lunghi per capire e parlare. Hanno bisogno del passo lungo del camminare, del suo dondolio non frenetico, di darsi del tempo per sentire il contatto prolungato con la terra cosa che non sarebbe possibile con la corsa che fa rimbalzare il piede in maniera veloce.
Devo andare lenta se voglio raccontare storie.
I latini chiamavano otium il tempo libero dalle occupazioni della vita politica da dedicare alla casa, agli studi, al riposo.
Oggigiorno la parola ozio è legata al concetto negativo di pigrizia e indolenza: l’incapacità di mettersi a fare qualcosa di buono e utile.
Stupisce il percorso semantico che ha vissuto questo termine, le sfumature e la cristallizzazione che il tempo gli ha conferito. Forse si dovrebbe rispolverare il significato etimologico di otium.
Questo concetto del fermarsi è strumento di cura della persona. In un mondo frenetico come il nostro, si comincia a riflettere sulla necessità di allentare il ritmo impazzito della produttività.
Rallentare per riposare, per dedicare tempo a sé stessi, agli affetti, alle occupazioni private, per evitare il burnout che purtroppo sta affliggendo molte persone.
Raccontare storie è un’attività che si inserisce in questo rallentare: come in musica occorrono gli spazi di assenza di suono per creare l’armonia, così per scrivere occorrono momenti di fermo. Altrimenti, proprio come in musica, ci sarebbe il caos totale e l’armonia verrebbe meno.
Le storie hanno bisogno di tempi per nascere, venire alla luce e andare per il mondo; le parole necessitano di riflessione per sgorgare nella maniera giusta con la sonorità corretta.
Scrivere richiede silenzio: prima di quello esteriore, quello interiore, altrimenti non si possono udire le voci dell’umanità che si vuole raccontare.
Richiede un passo lento, è una camminata talvolta con accelerate, talvolta con frenate.
È un adagio che si estende per il lungo, un rimanere ancorati alla terra col viso rivolto al cielo.
Per narrare storie occorre il passo del camminatore, non del runner.
La lentezza è una virtù indispensabile per chi racconta storie così come la pazienza perchè né la fretta né l’impazienza possono permettere al cuore di maturare l’ascolto di una storia.
È un lavoro che richiede l’uso della testa perchè servono competenze, esperienza, rapporto con la parola.
Chi racconta storie però ha in primis bisogno di un cuore libero dove far albergare la fantasia senza il timore di vederla classificata come roba per bambini.
La fantasia, quello sguardo a tutto tondo sulla vita che molto spesso si schiaccia in nome del “Metti i piedi per terra, se vuoi vivere”.
Eppure solo lasciando spazio alla fantasia di può creare. Come diceva Einstein:
La logica può portarti dal punto A al punto B, ma l’immaginazione può portarti ovunque.
Tutti abbiamo bisogno di coltivare l’immaginazione per il nostro benessere interiore.
Per dare spazio all’immaginazione occorre un cuore morbido che consenta di sentire il passo del camminare non come una gara da vincere, ma come un percorso da farsi in compagnia. Perchè, se è pur vero che scrivere è un lavoro fatto di periodi di solitudine, è altrettanto vero che nessuno può vivere e lavorare senza la relazione con l’altro.
Il passo dello scrittore è quello del camminare: lento, lungo, paziente, fatto di pause di osservazione e ascolto.
Amare la scrittura per me significa anche vivere con questo ritmo di vita in cui alterno il silenzio alla vivacità, la solitudine allo stare con gli altri, la sedentarietà al viaggiare lasciando che sia L’amor che move il sole e l’altre stelle a dettare il ritmo del mio camminare.

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