IL LIBRO DELLA GIOIA Dalai Lama, Desmond Tutu con Douglas Abrams ed. Garzanti

La fonte della sofferenza è un percorso eccessivamente incentrato su se stessi. Una sincera attenzione al benessere degli altri è invece la fonte della felicità.

Dalai Lama

Cari lettori, l’anno nuovo è cominciato e voglio inaugurarlo consigliandovi una lettura che, già dal titolo, dona serenità.

Sia che abbiamo esordito in questo 2020 con motivi di giubilo sia, a maggior ragione, con motivi di sofferenza, Il libro della gioia è un regalo che possiamo fare a noi stessi.

Nel 2015 Douglas Abrams intervista a Dharamsala, in India, il Dalai Lama e l’arcivescovo Tutu. Entrambi vincitori del Nobel per la pace, questi due uomini hanno vissuto momenti di profonda tragicità: il primo l’esilio dal Tibet, il secondo la lotta feroce contro l’apartheid. Hanno alle spalle cinquant’anni di oppressione e violenza: eppure sono tra le persone più gioiose e allegre del pianeta.

In quest’intervista fiume dallo stile scorrevole capace di arrivare a ogni lettore, i due leader spirituali raccontano cosa sono la gioia e la compassione e rivelano come affrontano il dolore e la sofferenza. Pur aderendo a due visioni religiose differenti, si palpa, nelle pagine che sfogliamo, la loro sincera amicizia, condita di humor, ironia e affiatamento.

La grandezza di questo testo è la vita stessa dei due intervistati.

Oggi giorni il cinismo e una gamma negativa di emozioni sembrano fare da padroni. Il Dalai Lama e l’arcivescovo Tutu ci dicono che non è così. Nel loro lungo percorso umano testimoniano l’esatto contrario; gli esseri umani sono votati alla compassione, all’aiuto reciproco e proprio questa necessità di guardare all’alto è alla base della vera gioia.

Così afferma il Dalai Lama:

Quando ti concentri troppo su te stesso, ti isoli dagli altri. E, alla fine, ti alieni anche da te stesso perchè il bisogno di interagire in maniera costruttiva col prossimo fa parte della natura umana.

Numerosi sono i punti toccati nel testo: dal concetto di sofferenza, a quello de empatia, di compassione, di amore per sè e per il mondo fino alla meditazione in tutte le sue forme.

Tutto viene scandagliato per comprendere cosa sia la vera gioia; i due interlocutori partono dal presupposto che la vita è costellata di sofferenze che non si possono evitare. E’ il modo in cui reagiamo a esse a fare la differenza e a permetterci di vivere la gioia in maniera costante e non come qualcosa di effimero che ci cade addosso.

Essere felici è una scelta che parte da una verifica di realtà pratica e talvolta dura per giungere alla consapevolezza di quanto una ricerca spirituale -nel senso più vasto del termine- possa ammorbidire il cuore e renderci capaci di essere gioiosi. La vera gioia è quindi un modo di essere e non un’emozione passeggera.

Dice l’arcivescovo in proposito:

Se proviamo più gioia, possiamo affrontare la sofferenza in modo che ci nobilita e non ci amareggia. Soffriamo senza inaridirci. Ci struggiamo senza distruggerci.

E per provare gioia entrambi concordano nel dire che l’unica via è la compassione, l’amare l’altro usando l’ironia per stemperare il conflitto.

Detta da due uomini che hanno attraversato l’inferno, questa cosa diventa concreta e non un gioco della felicità per illusi.

Si arriva alla fine del libro in poco tempo e l’intervistatore lo conclude inserendo alcuni esercizi pratici -presi da entrambe le tradizioni buddhista e cristiana- per coltivare la gioia.

I motivi per leggere questo libro non mancano. Un testo scorrevole che arriva dritto al cuore e che lo alleggerisce dando al lettore ciò che spesso viene sottratto: la speranza!

La speranza di poter condurre una vita felice, finalità a cui tendiamo sin dalla nascita.

La speranza di un mondo migliore.

La speranza, un motore la cui forza è alimentata dalla gioia.

Tutti abbiamo bisogno di speranza e di gioia.

Questo non è un manuale per trovare la felicità, ma una testimonianza storica di come si possa essere felici e vivere la vita con l’altro senza lasciarsi vincere dal consumismo delle relazioni che genera surrogati affettivi.

Consiglio questo libro non solo per la sua bellezza, per il suo contenuto d’amore e la sua forza: lo consiglio perchè può essere d’aiuto nei momenti di fatica.

Regalarsi un libro che rallegra il cuore è un dono che facciamo a noi stessi per farci a nostra volta dono agli altri in una catena umana che permetta di costruire ogni giorno un posto migliore dove vivere: al lavoro, in casa, in viaggio e soprattutto in noi stessi.

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