L’ULTIMA INTERVISTA di Eshkol Nevo, ed. Neri Pozza

Ci sono momenti in cui ci vorrebbe un amico che, più che comprendere ciò che hai in testa, senta ciò che hai nel cuore. Qualcuno che completi le frasi al posto tuo, che dica le cose meglio di te e in maniera più chiara. E alle volte questo amico è uno scrittore come nel caso di Eshkol Nevo col suo libro L’ultima intervista.

E’ raro trovare testi in cui autobiografia e finzione siano mescolati assieme in maniera così perfetta.

Si ride molto in questo romanzo: l’ironia campeggia sempre e stempera il dolore di molti degli eventi raccontati.

Lo stile scorrevole porta il lettore a leggere in maniera compulsiva: si ha un bisogno quasi fisico di arrivare all’ultima pagina per sapere se l’autore troverà Hagai Carmeli, se salverà il suo matrimonio, se Ari sopravviverà.

Di Eshkol Nevo ho letto già in precedenza altri testi che mi hanno permesso di conoscerlo e apprezzarlo come uno dei migliori scrittori del panorama letterario israeliano. Con questo però l’autore ha raggiunto un apice senza precedenti.

Come scrittrice mi rivedo in molte delle vicende narrate. Si alternano episodi legati alla scrittura a situazioni di politica locale e di vita personale. Si empatizza con il protagonista ma anche con gli altri personaggi della storia come la donna della colonia di cui è ospite durante una presentazione: si entra nel vivo di un mondo complesso e si sentono -più che comprendono- le vite di queste persone.

Non è facile raccontare la tristezza e il dolore della vita strappando un sorriso: occorrono una buona dose d’ironia e una raffinata capacità di scrittura.

L’aspetto più intrigante è dato dalla struttura narrativa: le domandi reali a cui Nevo ha risposto nella sua vita sono qui l’espediente per suddividere le vicende in capitoli. Questo gli ha permesso di mescolare realtà e finzione senza che il lettore ne possa vedere i confini. Ci si chiede dove cominci l’autobiografia e dove il racconto inventato. Così facendo l’autore spalanca una finestra sul proprio vissuto e sul proprio animo e ci fa dare una sbirciata nelle piccole follie del suo essere marito, padre, amico, scrittore.

E’ l’uomo in tutte le sue sfaccettature a segnare il ritmo della storia, un uomo che è ognuno di noi con fatiche e gioie.

Israele è sullo sfondo in svariate declinazioni: sociali, politiche, di vita comune.

Un paese complicato più di altri ma connotato da un’ordinarietà che qui traspare nelle relazioni del protagonista con gli affetti della sua vita.

Potrei elencare molte ragioni per suggerire la lettura di quest’ultima incredibile intervista!

Forse quelle più valide sono legate alle risate che questo testo suscita e al suo essere un amico con cui dialogare nel silenzio. Sì, perchè è proprio nel silenzio della lettura che autore e lettore s’incontrano ed è lì che ho sentito di aver fatto conoscenza con lo scrittore.

Todah, Eshkol, sei un amico prezioso!

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