PHILOMENA: LIBRO O FILM?

Mi capita sovente di vedere film la cui sceneggiatura è desunta e succede anche che li veda prima di aver letto il libro.

Così è accaduto con Philomena, il libro di Sixsmith tratto dalla storia vera di una donna che cerca di rintracciare il figlio nato fuori dal matrimonio in un’Irlanda degli anni ’60 dominata dalla coercizione della chiesa cattolica.

Più che recensire il testo, questa volta mi soffermerò su un fenomeno singolare che ho riscontrato nel confrontare libro e film: il completo spostamento del punto di vista con cui la storia viene raccontata.

Nel film infatti la vicenda viene narrata con gli occhi della donna. Con l’aiuto del giornalista autore del libro, Martin Sixsmith, Philomena si mette sulle tracce di Mike, il figlio che le fu sottratto mentre risiedeva in una delle magdalene, istituti femminili gestiti da suore in cui venivano accolte ragazze orfane o ritenute “immorali”.

Nel film la protagonista è lei che ripercorre il suo passato ed emerge in tutta la sua umanità; colpisce la sua capacità di perdonare il dolore che le è stato inflitto, incluso quello più grande, la perdita del figlio che avrebbe potuto ritrovare se le suore dell’epoca si fossero concesse di raccontare la verità.

Si soffre, si piange, ci si indigna per Philomena.

Come spettatrice mi sono sentita invasa da quelle stesse emozioni che travolgono Martin Sixsmith, un uomo pratico, con un profondo senso della giustizia che si farà però sorprendere da questa donna semplice e segnata dalla vita.

Mike, il figlio perduto sulla cui tomba infine Philomena si troverà a pregare, nel film è un personaggio secondario, indispensabile all’economia narrativa ma di cui conosciamo la vita solo attraverso brevi frammenti costruiti dalle conversazioni con le persone che vissero con lui. Qui è Philomena che fa la parte del leone mentre lui è un comprimario defilato.

Leggendo il libro invece il punto di vista cambia.

Mike ne è il protagonista indiscusso (infatti il titolo originale era The lost child od Philomena Lee). Il lettore è trasportato nel suo mondo pieno di cambiamenti, vive il suo travaglio interiore di uomo che si è sentito abbandonato dalla madre; attraverso i suoi occhi ripercorriamo il dramma della comunità gay americana degli anni ’90 afflitta dalla piaga dell’AIDS.

Un romanzo che va ben oltre la storia delle magdalene (qui più sullo sfondo e in tralice rispetto al film) per consegnarci il dilemma interiore di un uomo scisso tra il suo impegno politico nel partito repubblicano e il suo orientamento sessuale inviso all’interno dello stesso partito per cui lavora.

Emerge il dolore della sua condizione di figlio rifiutato e tutto ciò che questo psicologicamente comportò nella sua vita spesso spinta all’estremo.

Mike (Anthony alla nascita) non riuscì mai a rintracciare Philomena nonostante i tentativi fatti: a separarli fu la durezza di quelle suore che fino all’ultimo mentirono a madre e figlio per non farli ricongiungere. Motivi politici? Paura che emergessero fatti illeciti? Se ricollocare le vicende nel periodo storico ci permette di inquadrare le azioni di coloro che lo vissero, emotivamente non si riesce a rimanere indifferenti alla separazione forzata di madre e figlio soprattutto di fronte alle conseguenze tragiche che questo comportò.

Philomena è una delle tante storie vere legate a un’Irlanda segnata da un passato duro.

Se da una parte sono rimasta sorpresa dal ribaltamento dei punti di vista adottati, dall’altra ne sono stata felice.

Mettendo insieme libro e film ne esce un quadro completo e dalle forti tinte emotive dove emerge con brillante capacità il ritratto psicologico di un uomo e una donna che commuovono fino a lacerare l’animo.

Ne risulta anche uno splendido affresco storico sia sul mondo irlandese delle magdalene sia sul mondo americano della comunità gay.

Consiglio vivamente la lettura del libro e la visione del film: ognuno scelga l’ordine di precedenza da dare ma, cari lettori, non perdetevi la possibilità di conoscere questa storia.

Se siamo capaci di provare empatia gli uni per gli altri, lo dobbiamo in buona parte alle storie che ascoltiamo che ci creano terremoti emotivi interiori da cui usciamo più cresciuti e più umani.

2 pensieri su “PHILOMENA: LIBRO O FILM?

  1. Anche io ho visto il film ed ho letto il libro in inglese. La storia di questa donna mi ha così appassionato che ho visto le interviste a lei ed alla figlia su YouTube. Da menzionare anche l’interpretazione dell’attrice Judy Dench nel ruolo di Philomena. Troppo brava.

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