IL MONDO IN UNO SCATTO: IL MEMORIALE DI GANDHI

Se urli tutti ti sentono, se bisbigli solo chi ti è vicino, ma se stai in silenzio solo chi ti ama ti ascolta.

Ci sono uomini che hanno fatto la Storia non solo del loro paese ma dell’umanità intera. Uomini che hanno dato la vita per un mondo diverso.

Nel mio recente viaggio in India ho girato per il Ladakh visitando l’India himalayana così particolare e diversa da quella che impera nell’immaginario collettivo. Desideravo però anche dare un fugace sguardo a qualche scorcio di India classica, un paese così grande e così sconvolgente.

In un pomeriggio libero a Delhi, mentre ero di passaggio, ne ho approfittato per farmi accompagnare per la Vecchia Delhi da una guida locale che, per concludere il mio breve tour, mi ha portato presso il Raj Ghat, il memoriale di Gandhi.

Non esagero nel dire che la visita a questo luogo è stata l’emozione più forte dell’intero viaggio.

L’India (non quella himalayana) è una nazione caotica, rumorosa, investita dal traffico e condannata al sovrappopolamento. Eppure, nel recarmi presso questo memoriale sorto nel punto in cui il Mahatma (1869-1948) fu cremato, sono stata avvolta dal silenzio, dalla tranquillità e dalla pace di un luogo votato al ricordo di colui che cambiò il destino del suo paese.

Lievi bisbigli accolgono il pellegrino che si inoltra in giardini traboccanti di verde; al centro spicca un sacrario in marmo nero abbellito da fiori arancioni, bianchi e rossi e da un lume che splende perpetuo. Si entra scalzi strisciando i piedi sulla pietra pulita.

In silenzio mi reco presso il quadrato nero su cui sono incise le ultime parole pronunciate da Gandhi mentre moriva ucciso da un estremista indù: Hai Ram (Oh, D-o).

Il Raj Ghat è stato costruito sulla riva occidentale del fiume Yamuna.

Rendere omaggio alla Grande Anima nella quiete mi ha rammentato le sue parole sulla capacità di ascoltare nel silenzio le persone che amiamo.

Non si ama solo qualcuno che si conosce: l’amore, che nasce dalla stima e dall’ammirazione, può sbocciare anche per figure storiche che ci segnano in modo profondo.

Recarmi al memoriale di Gandhi mi ha fatto sobbalzare il cuore. Inaspettatamente mi sono emozionata più di quanto credessi.

Nel soffermarmi presso questo semplice blocco di marmo nero, ho pensato alla sua forza, alla sua tenacia, alla sua filosofia che hanno trascinato fuori dal colonialismo un paese sovrappopolato che ancor oggi, pur essendo una significativa potenza economica, ha grosse contraddizioni non sempre risolvibili.

Un uomo che ha percorso in largo e in lungo la sua nazione, che ne ha sentito i profumi, gli odori sgradevoli, che ha affrontato un clima ostico.

L’India è un universo così distante dall’Europa!

O la si ama o la si odia, mi dissero prima di partire.

Ed è vero! Non è un paese di mezze misure e Gandhi ne è un esempio storico perchè la sua lotta non fu tiepida e lineare ma pretese un prezzo molto alto.

Camminando per questo giardino fanno capolino nella mente frammenti del film di Attenborough con Ben Kingsley, immagini di un paese che conosco poco ma che molto ha da dirmi.

L’arancione dei fiori -gli stessi con cui sono stata accolta al mio arrivo a Delhi- spicca sul nero del marmo e mi rammenta quello della bandiera.

Questo luogo è denso di spiritualità, di memoria storica, di bellezza.

Non si può realmente apprezzare un paese senza immergersi nella sua Storia fatta di eventi politici, di aspetti culturali e spirituali.

Andare in pellegrinaggio presso il memoriale del Mahatma è fare uno di questi piccoli passi nella Storia, passi in silenzio per poter ascoltare la voce di un uomo che fu una Grande Anima.

E forse l’attualità del suo messaggio è rinchiusa in questa frase:

Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne.

Con queste parole nel cuore mi congedo dal giardino che ne ospita il ricordo per recarmi su quelle montagne così antiche e immense che fanno parte del suo paese.

Grazie, Mahatma!

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