LION, LA STRADA VERSO CASA di Garth Davis

Sono da poco rientrata dall’India e, in occasione di una chiacchierata su questo incredibile paese, un’amica mi ha suggerito di vedere un film disponibile su Netflix: Lion, la strada verso casa.

Ho subito accolto il suo suggerimento e, dopo aver visto il film, ho anche letto il libro da cui è tratto.

Ho pensato che recensire il film fosse il modo migliore per cominciare a raccontare l’India.

Ci sono storie realmente accadute che sono oltre ogni immaginazione: smarrimenti a cui fanno seguito ritrovamenti.

Il film in questione narra una di queste storie.

Saroo, un bambino di cinque anni che vive in un villaggio del Madhya Pradesh sopra Mumbay con la mamma e i fratelli, un giorno finisce su un treno in direzione Calcutta e non è più in grado di tornare a casa. Sopravvive all’inferno della metropoli indiana da solo e viene adottato da una famiglia australiana. Diventato adulto proverà a rintracciare, tramite internet, il suo villaggio natale nella speranza di riabbracciare i suoi cari.

Il film è commovente e va dritto al cuore.

La performance del piccolo Sunny Pawar è toccante: i suoi grandi occhi scuri, la forza della sua disperazione e la volontà di non arrendersi coinvolgono lo spettatore dal primo all’ultimo fotogramma.

Il regista Garth Davis, pur prendendosi delle libertà rispetto al testo scritto, è riuscito a creare un prodotto di altissimo livello con una sceneggiatura di pregio.

Si viaggia dapprima attraverso un’India dal panorama mozzafiato ma con un’umanità alla sbando mescolata a persone di buona volontà che aiutano il piccolo Saroo a non farsi schiacciare dalla sua tragedia.

Un bambino di soli cinque anni che, nella Calcutta degli anni ’80, viene respinto e calpestato da una folla troppo numerosa e presa a sopravvivere per accorgersi di uno dei tanti bambini di strada.

La scenografia indiana e anche quella australiana riempiono gli occhi dello spettatore di luoghi incredibili.

Una Nicole Kidman in stato di grazia, affiancata da un cast sopraffino, rende la narrazione avvincente e commovente al tempo stesso.

La vicenda trasuda realtà: non c’è nulla di stucchevole in questa storia, semmai qualcosa che rimanda al miracolo, un miracolo che vale doppio dal momento che arriva da una città come Calcutta.

E il miracolo è quello di un bimbo che riesce a restare in vita in un mondo ostile arrivando a riabbracciare, da adulto, i suoi cari. E’ il miracolo del ritrovarsi.

La storia di Saroo invita alla speranza in tempi così faticosi come i nostri: aiuta a riflettere su un mondo per noi così distante come quello indiano dove tuttora spariscono circa 80.000 bambini all’anno.

Uno di loro però ha vinto e la sua non è una storia partorita dalla creatività di qualche scrittore, ma è un racconto di vita reale.

L’accompagnamento della colonna sonora composta da Dustin O’Halloran e Hauschka -candidata per la migliore colonna sonora originale agli Oscar 2017- dà un tocco magico a un film che entra nel cuore dello spettatore.

Una vicenda che merita di essere conosciuta, che attraversa l’India e la dipinge nella sua forza, nella sua debolezza, nelle sue fatiche e nella sua bellezza.

Un regalo che tutto noi dovremmo farci perchè conoscere Saroo può scuotere il nostro mondo e donarci un colore in più per dipingerlo.

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