DUE PINTE DI BIRRA di Roddy Doyle edizioni Guanda

Centocinquantatré pagine di puro divertimento irlandese!

Definirei così questo particolare libro di Doyle.

Non sono una neofita dei suoi testi e ogni volta ne ho tratto un grande piacere e divertimento misto a una crescita in termini culturali e storici.

Una stella di nome Henry mi ha permesso di conoscere da dentro la rivolta di Pasqua del 1916 e gli anni di guerra civile che a essa fecero seguito.

Il tutto con un sorriso sulle labbra alternato a momenti di profonda commozione.

In quest’ultimo libro, però, si ride ancora di più.

Due amici innominati si incontrano con regolarità in un pub di Dublino per farsi alcune pinte di birra a fine giornata.

Il libro sembra una piece teatrale, internamente composto da dialoghi veloci e sferzanti che riportano, in fondo a ogni pagina, la data dell’incontro.

Non esiste parte narrativa e le battute che i due si scambiano sono intrise del linguaggio scurrile tipico dei pub.

Non amo l’uso del turpiloquio all’interno di un libro, ma ci sono alcuni autori che fanno eccezione e tra questi annovero Doyle.

Molti scrittori credono di usare i volgarismi per riprodurre in maniera fedele il linguaggio della strada, per dare maggior colore ai loro personaggi; pochi in realtà però riescono in questo intento perché la maggioranza esagera, stona, non riesce a calibrare bene il linguaggio e mi fa storcere la bocca in una smorfia di disgusto.

Che cosa allora rende Doyle leggibile rispetto ad altri?

Sicuramente l’ironia che scaturisce dai dialoghi incalzanti e veloci, ironia che stempera l’aggressività verbale.

I due uomini usano le parole di tutti i giorni per proporre argomentazioni ai limiti del surreale; così uno dei due crede di aver visto Gheddafi pulire i pavimenti del terminal 2 dell’aeroporto mentre l’altro fraintende il discorso convinto che il Gheddafi di cui si parla sia il proprietario del fish and chips presso cui pranza ogni giorno.

Siamo in un pub e lì tutto scorre in maniera semplice e immediata; i due sono spesso ostili l’uno all’altro, ma trovano un punto d’accordo quando stabiliscono che con Cameron si può nuovamente tornare a odiare gli inglesi pubblicamente.

Parlano di tutto: della regina d’Inghilterra, di Berlusconi, del calcio, di cantanti famosi, di Damien (il nipote con la fissa per gli animali) persino di Schettino.

I loro dialoghi sono esilaranti scheck che ci danno un ritratto dell’uomo comune, quello della strada che spesso si gratta la testa per capire un mondo complesso e poco chiaro ai più.

L’ironia nasce proprio dal contrasto tra la loro insipienza e l’incoerenza di una realtà che, se conosciuta a fondo, è più bizzarra e assurda degli stessi personaggi.

Due pinte di birra si legge in un fiato, nell’arco di qualche ora.

Le pagine scorrono divertendo il lettore che, curioso, sta a una metaforica finestra a godersi lo spettacolo.

La birra, compagna di ogni serata, rende i due uomini più loquaci, al limite dell’imbarazzante senza mai però scadere nel trash.

L’intelligenza di Doyle sta proprio nell’uso calibrato del turpiloquio; il linguaggio rispecchia la semplicità -e  talvolta la grettezza- dei personaggi che però non mancano di buon senso.

Sebbene il testo finisca in poco tempo, il lettore ha il tempo di affezionarsi ai due uomini e fatica a doversene staccare a fine lettura.

Il pub fa da cornice a uno spaccato di mondo, a un’Irlanda vivace e chiacchierona che, a suo modo, discute di tutte le tematiche contemporanee e passate.

Se dovessi dire per quale motivo consiglio questo libro, la prima ragione in lista sarebbe l’ilarità.

Si ride e al contempo si riflette, cosa non scontata in questo tempo di sarcasmo camuffato da falsa ironia.

Essendo l’humour a imperare, a fine libro ci si alza dalla poltrona con un senso di leggerezza e soddisfazione.

Un po’ di ironia per riflettere e, in fine dei conti, per sorridere anche di noi stessi, delle nostre ingenuità e delle nostre piccole e grandi insipienze molto simili a quelle dell’uomo della strada che, a fine giornata, si rifugia in un pub con amici per bere una pinta di birra.

 

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