MAFALDA E LA TERAPIA DELLA FELICITA’

Tra le righe del mio blog tempo fa parlai di Charlie Brown accennando di sfuggita Mafalda.

Oggi quell’accenno vuole diventare un omaggio alla bambina ribelle di Joaquin Salvador Lavado, in arte Quino.

Gabriel Garcia Marquez disse dell’artista argentino:

In ogni suo libro, da anni, Quino ci sta dimostrando che i bambini sono depositari della saggezza. Quello che è triste per il mondo è che man mano che crescono perdono l’uso della ragione e, diventati adulti miserevoli, non affogano in un bicchier d’acqua, ma in un piatto di minestra. Verificare questo in ogni suo libro è la cosa che assomiglia di più alla felicità: la Quinoterapia.

La storia di Mafalda è nota.

A Quino, illustratore da anni, nel 1963 viene commissionato un fumetto per lanciare la linea di elettrodomestici Mansfield; occorreva creare una famiglia di personaggi da usare come testimonial.

Mafalda nasce così, per caso, e prende vita ufficialmente il 29 settembre 1964.

Oggi è una splendida cinquantenne rimasta giovane, un’intramontabile icona di una realtà che continua a rimanere uguale a se stessa, la realtà umana anche in alcune versioni tragiche: la guerra, la fame e le contestazioni.

Un po’ si è persa la speranza di un mondo migliore.

Il suo sguardo disincantato e indagatore, che la rende ribelle e adulta, è però condito da una sagace ironia che strappa un sorriso al lettore anche nei momenti più drammatici.

Quino ebbe Schulz come maestro e punto di riferimento, come capita a ogni scrittore quando erige i suoi predecessori o contemporanei a mentori della propria arte.

Se però il mondo dei Peanuts è costituito da bambini e gli adulti sono estromessi perchè ridotti a voci fuori campo non sempre comprensibili, il mondo di Mafalda è pieno di grandi: la mamma e il papà, gli insegnanti, i genitori dei suoi amici fino ad arrivare a figure altre contro cui la bambina contestataria si scaglia.

Gli adulti sono le proiezioni miserevoli di cui parla Marquez; rappresentano il fallimento dei sogni, la caduta degli dei, l’assottigliarsi della speranza e della voglia di lottare che hanno Mafalda e i suoi amici anche se non tutti i bambini sono figure combattive: basti pensare alla grettezza di Susanita e alla durezza di comprendonio di Manolito.

Quino però non giudica mai l’umanità che ritrae; in ogni striscia si respirano l’ironia e la dolcezza di un uomo che racconta con la matita l’amore per i suoi simili.

Se questo è il quadro, perchè allora si parla di quinoterapia come terapia della felicità?

Dov’è la felicità in questo mondo dipinto come un grumo di problemi in cui gli adulti stentato a dare risposte ai più piccini?

La felicità è nelle risate che la bambina pestifera ci regala.

La sua sagacia e la sua capacità di cogliere paradossi portano il lettore a ridere dalla prima all’ultima striscia.

Non c’è satira politica perchè Quino ne era allergico e non voleva che si guardasse alla sue vignette come a luoghi dove nascondere un certo personaggio politico.

Eppure la politica è centrale.

La stessa Mafalda accarezza il sogno di diventare interprete all’ONU per aiutare i popoli a capirsi e a trovare soluzioni ai conflitti che tanto detesta.

Le sue vicende si snodano per un decennio sullo sfondo di uno dei periodi più turbolenti e ricchi della recente storia mondiale: la guerra nel Vietnam, papa Giovanni XXIII, i Beatles, il femminismo.

Un mondo in lotta in cui la contestataria si muove armata di lingua tagliente e occhi sgranati di fronte a un mappamondo rattoppato o disteso su un letto d’ospedale.

La forza di Mafalda è nel suo sguardo, nelle sue forme: una massa di capelli, un sorriso enorme stampato in faccia e un corpo tozzo che dà più spazio alla testa.

Già dalle sue fattezze fisiche si pone l’accento sulla sua intelligenza.

La parola fa il resto.

E si ride, santo cielo quanto si ride!

Si ride così tanto da avere le lacrime agli occhi, da sentire il cuore sciogliersi dalle tensioni della vita, i muscoli rilassarsi fino a doversi tenere la pancia perchè fa male.

Tutto passa leggendo Mafalda.

E si capisce ancora di più perchè la quinoterapia è la terapia della felicità: perchè la felicità non è vivere in un mondo parallelo senza la consapevolezza di ciò che ci capita attorno, ma è vivere nel mondo reale con uno sguardo che coglie l’umanità in maniera ironica.

Siamo tutti dei pasticcioni e prendere atto dei nostri limiti con ironia è il primo passo per crescere, migliorarsi e respirare.

Ridere è una medicina per il cuore e ridere riflettendo in maniera profonda sulla vita è un dono di inestimabile valore.

La risata nasce dalle stramberie che provocano scoppi di rabbia e d’ira stemperati dall’umorismo che riporta le tensioni sotto il livello di guardia.

Non c’è violenza nelle parole, solo forza, voglia di non arrendersi e comicità.

Cari lettori, non posso non consigliarvi, in questi tempi così faticosi e pieni di turbolenza, la lettura di Mafalda.

In particolare dedico questo suggerimento ai coetanei della piccola contestataria, a quegli uomini e donne che hanno avuto il privilegio di nascere nel 1964 e che hanno vissuto le dinamiche della bambina argentina.

Mafalda è un concentrato di felicità alla portata di tutti, un personaggio per grandi e piccini, una terapia nata dalla fantasia di un grande artista.

In un mondo sempre più ostaggio del Prozac e dello Xanax, vale forse la pena entrare in libreria e accostarsi alla lettura della più nota figlioletta di Quino e così scoprire che la felicità può essere un sorriso arguto sul volto di una bambina capellona dalla lingua tagliente.

 

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