GLI EBREI E LE PAROLE di Amos Oz e Fania Oz Salzberger edizione Feltrinelli

Ci sono libri che, pur trattando argomenti vasti e complessi, sono pensati e scritti per un pubblico eterogeneo.

Nella mia carriera di lettrice annovero svariati testi di Amos Oz, alcuni dei quali saggi di fondamentale importanza.

Fra questi aggiungo da oggi anche Gli ebrei e le parole scritto a quattro mani con la figlia Fania, storica di professione.

Partiamo da una citazione di questo grande della letteratura:

La nostra [di ebrei] identità non è una linea di sangue, ma una riga di testo.

In questa frase che lessi tempo fa si sintetizza l’identità ebraica che è sopravvissuta nei millenni grazie allo studio della Parola.

Amos Oz non era credente, ma di Bibbia era imbevuto fino al midollo come si evince da ciò che segue:

In Israele ci sono più atei competenti di Bibbia che altrove […] Quasi tutti i non credenti di oggi nell’Occidente non hanno mai incrociato la Bibbia come testo letterario […] Il paradosso salta invece all’occhio di un israeliano. [La Bibbia] viene erroneamente percepita come un testo (interamente, esclusivamente) religioso. Ed è una grave perdita culturale, questa. In quanto ebrei atei consideriamo la religione una grande invenzione umana. Altro che mistificazione o falsificazione.

La tesi di fondo di questo saggio -l’analisi del legame del mondo ebraico con le parole- parte dal testo per eccellenza che ogni israeliano, credente o ateo, deve conoscere: la Bibbia.

Il D-o biblico crea con la parola, non con le mani o con la forza del pensiero: verbalizza per dare identità alle sue creature e al Creato.

In Israele il testo biblico è quindi patrimonio letterario, cosa che non accade in Occidente  dove viene letto e conosciuto quasi esclusivamente dai credenti (da qui lo stupore degli israeliani).

I due autori però non si limitano a considerare il Tanak, ma affrontano anche la Torah Orale (Midrash e Talmud), la letteratura contemporanea, la filosofia, tutti gli ambiti sacri e profani che compongono il corpus che nei secoli gli ebrei hanno redatto.

Si riflette sui binomi maestro-discepolo, figlio-padre, D-o-popolo passando attraverso figure femminili di grande spessore.

In questa disamina dallo stile scorrevole e accattivante emerge il rapporto fondamentale del popolo ebraico con le parole, il suo attaccamento sin da piccoli ad esse, l’influenza che hanno ancor oggi nella mentalità degli israeliani, quei nuovi ebrei dei kibbutz mai dimentichi del loro passato.

Lo stesso ebraico contemporaneo (ivrit) -che nella sua formulazione attinge da più lingue ma che di base rinasce dalla Bibbia- rivela una bussola interiore segreta, un orientamento che, pur andando incontro al futuro, guarda sempre al proprio passato.

La lingua è la chiave di accesso a Israele dove la silicon valley di Tel Aviv convive a contatto con lo shtetl di Mea Shearim a Gerusalemme.

Qadima (avanti in ebraico) ha un allaccio con qedem (antichità) perchè La vita è come guidare una macchina con il vetro davanti opaco. Non resta che guardare nello specchietto retrovisore: è così che siamo tutti destinati a procedere.

Un pensiero che, pur partendo dallo specifico ebraico, si allarga all’universale di ogni cultura.

C’è questo e molto altro nelle pagine che vi propongo.

Con ironia Oz aiuta i suoi lettori a comprendere un tema articolato facendo dell’umorismo uno degli argomenti trattati.

Leggere questo libro è un modo piacevole per conoscere un mondo, ma anche per penetrare meglio in noi stessi.

Le parole sono patrimonio dell’umanità e riflettere sui loro legami, significati e sfumature ci aiuta a dare uno sguardo a lembi poco conosciuti dell’anima.

Il maestro israeliano e sua figlia ci regalano spunti capaci di farci riflettere per anni interi e aprono finestre su una realtà letteraria sconosciuta ai più.

Il loro saggio è un’occasione anche per prendere consapevolezza del peso delle parole in un mondo che spesso le sconsacra.

Capirne la grandezza e assaporarne il valore più profondo è, in ultima analisi, la missione di ogni scrittore e la gioia di ogni lettore.

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