LA BLOODY SUNDAY E LE DERRY GIRLS

Oggi ricorre l’anniversario della domenica di sangue a Derry.

Il senso di ogni commemorazione è quello di far riflettere sul passato, di fermarsi e guardarsi allo specchio per capire e imparare a muoversi nel presente che viviamo e progettare un futuro sano per tutti.

Come già accennavo nel mio recente articolo per il memory day, è importante fare memoria sempre, utilizzando i mezzi che abbiamo a disposizione.

Purtroppo i Troubles nord-irlandesi non hanno avuto la stessa sorte della Shoah: sono poco documentati e la bibliografia e la filmografia in merito sono molto scarse.

Capita però talvolta di imbattersi, quasi per caso, in prodotti narrativi interessanti.

Derry girls è tra questi.

Una serie televisiva ideata e scritta da Lisa McGee (nata a Derry) e ora disponibile su Netflix in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Composta da sei episodi di circa venti minuti, la serie narra in forma ironica le vicende di alcune adolescenti di una scuola cattolica di Derry durante gli anni ’90, in pieno conflitto nord-irlandese.

Senza particolari pretese di toccare vette narrative da premio oscar, Derry girls è, a mio avviso, brillante e densa di piccole riflessioni sul periodo storico che fa da contorno alla vita di Erin e delle sue amiche alle prese coi problemi di ogni adolescente.

A riprova, per chi ancora non lo avesse capito, che nella guerra esiste anche un tentativo di vivere la vita in maniera normale.

Derry girls rende anche omaggio al fascino della città nord-irlandese con i suoi spaccati urbani.

Dimentichiamo troppo facilmente la bellezza quando si parla di luoghi segnati dalla guerra.

Così com’è facile tirare conclusioni affrettate quando sui quotidiani vengono date notizie su questo angolo di mondo: l’autobomba esplosa a Derry il 19 gennaio è stata subito motivo per gridare “al ritorno dei Troubles” o per negare categoricamente l’aggancio di questo episodio al terremoto Brexit.

In tutta onestà non sono in grado di dire se si sia trattato di un episodio isolato (come altri già in passato) o qualcosa di diverso.

E’ difficile riuscire a fare chiarezza in un momento così complesso come quello che sta vivendo Londra a cui, ricordiamolo, l’Irlanda del Nord è legata politicamente.

Forse vale la pena oggi commemorare questa triste data puntando sulla forza e sulla bellezza di una città che ha dimostrato di non volersi arrendere al dolore del passato e alla guerra, che è stata capace di diventare setting di una sit-commmedy ironica.

Nel raccontare i Troubles io stessa ho usato una chiave drammatica nel mio recente romanzo, Un’ombra sul fiume.

Sono però convinta che per raccontare la Storia si possa usare anche la chiave ironica purchè lo si faccia in maniera saggia senza calpestare la sensibilità di chi ha vissuto certi drammi.

Che si guardi Derry girls o si legga un romanzo, l’importante è non lasciare cadere nel vuoto questa pagina storica.

L’Irlanda non merita di essere lasciata nel dimenticatoio come non lo meritano molte altre regioni del mondo.

E’ impossibile occuparsi di tutto il mondo, ma è possibile occuparsi di una terra che sentiamo vicina e che amiamo.

Per questo oggi il ricordo va a Derry, a quelle quattordici vittime, ai cordoli dei marciapiedi dipinti con i colori della Union Jack o del tricolore irlandese: divisioni ancora presenti che in alcuni momenti dell’anno -come le parate del 12 luglio- riemergono con forza e violenza.

Per me però è impossibile non ricordare anche la bellezza di questa terra.

In questo giorno di commemorazione il mio cuore è al Free Derry Corner con l’augurio che tali episodi non si ripetano mai più.

 

 

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