IL MEMORY DAY E QUELLE 51 SETTIMANE CON ETTY HILLESUM

Si conclude con oggi la settimana della memoria; il 27 gennaio è infatti la conclusione di un’intera settimana dedicata a ricordare la Shoah.

Molti sono gli eventi, le trasmissioni televisive che approfondiscono, i film che ne parlano.

Nei giorni scorsi la rete pubblica italiana ha messo in onda La verità negata, un film che mi ha fatto scaturire in maniera forte una domanda: come si fa a negare la Shoah? Com’è possibile, dopo tutto ciò che è successo, dopo tutto quell’orrore, quei morti, i sopravvissuti che testimoniano, che ci siano ancora persone capaci di negare lo sterminio di massa organizzato a tavolino?

Questa però non è l’unica domanda che mi è sorta.

Un’altra molto più pregante e urgente mi assilla da anni.

Il memory day ci costringe a ricordare un evento per un ristretto lasso temporale: una settimana circa.

E le restanti 51 settimane?

Facciamo memoria durante il resto dell’anno?

O una volta terminato il dovere civico archiviamo tutto fino all’anno successivo?

Il concetto di fare memoria è legato al nostro atteggiamento quotidiano, non a un singolo giorno dell’anno o a una sola settimana.

E’ fondamentale ricordare, ma lo è ancora di più non dimenticare di fare memoria sempre.

Per farlo dobbiamo conoscere l’argomento che affrontiamo e in questo solo la Storia più venirci incontro; studiare il passato è necessario per conoscere ciò che accadde al fine di ragionare sul presente e progettare un futuro sano per tutti.

Oltre a studiare dobbiamo anche imparare a porci domande.

Cosa vuol dire ricordare?

Il verbo di origine latina significa portare al cuore perché nell’antichità il cuore era ritenuto la sede della memoria.

Oggi sappiamo che è il cervello l’organo preposto a tale compito, ma a me piace pensare che il cuore sia in grado di conservare ricordi. Pur essendo solo un pensiero poetico, mi permette di scavalcare i limiti organici per approdare nel mondo dell’anima.

Le altre 51 settimane dell’anno che abbiamo a disposizione dopo il 27 gennaio dovrebbero educarci a riportare al cuore le vicende storiche.

Come?

Approfondendo l’argomento con letture saggistiche e narrative (la bibliografia in lingua italiana è pressoché sterminata), guardando film, cercando interlocutori validi e preparati con cui parlare, facendo pellegrinaggi della memoria nei campi (o  Iad VaShem, il museo della Shoah di Gerusalemme).

Se anche non è possibile quotidianamente occuparsi di Shoah, possiamo almeno evitare di farlo solo una settimana all’anno.

Tra le mote letture che potrei suggerire per le restanti 51 settimane, credo che Il diario di Etty Hillesum sia una tra le più significative.

Le parole della Hillesum non sono solo una testimonianza dell’epoca, ma una vera e propria esperienza umana.

Questo diario può essere (ri)letto su più piani: storico, letterario, spirituale.

E’ una riflessione sulla vita nel senso ebraico del termine, chaim, una parola che nel suo duale richiama l’insieme delle relazioni umane.

Etty era una giovane donna ebrea olandese morta a soli ventinove anni ad Auschwitz che ha conosciuto l’orrore della sua epoca, ma ha anche testimoniato la bellezza della vita:

Io credo che dalla vita si possa ricavare qualcosa di positivo in tutte le circostanze.

Il suo breve cammino terrestre è stato permeato dalla relazione con D-o, una relazione fuori dagli schemi religiosi del suo credo, capace di esprimere forza umana piena di scintille divine. Con D-o si sentiva in cammino come si evince da questa sua frase:

Una volta che si comincia a camminare con D-o, si continua semplicemente a camminare e la vita diventa un’unica lunga passeggiata.

A chi fatica a capire le contraddizioni presenti nel suo diario, posso solo suggerire che il suo mondo è il riflesso di quello ebraico che di opinioni diverse si nutre da millenni:

L’unica vera unità è quella che contiene tutte le contraddizioni e i movimenti irrazionali: altrimenti finisce per essere di nuovo un legame spasmodico che fa violenza alla vita.

Fare memoria con Etty per le altre 51 settimane dell’anno è non solo una trasfusione d’intelligenza quotidiana ma anche un salto nella bellezza e nella profondità della sua giovane vita che è luce nel buio.

La settimana del 27 gennaio è fondamentale e non deve essere messa in discussione.

Ricordiamoci però che, affinchè porti frutto, occorre portare al cuore anche durante il resto dell’anno e ricordare con Etty Hillesum è un privilegio alla portata di tutti.

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