LE ORE di Michael Cunningham edizioni Bompiani

Non devi andare alla festa. Non devi andare alla cerimonia. Non devi fare niente.

Ma ci sono ancora le ore, no? Una e poi l’altra, passi una e poi, mio D-o, dopo c’è l’altra.

Cari lettori, siamo alla fine dell’anno e credo che il romanzo di Cunningham – da cui è tratta la sceneggiatura dell’omonimo film The hours– sia il modo giusto per salutare il 2018.

Le ore, quelle che s’infilano una dopo l’altra come le perle di una collana, che scandiscono il nostro tempo, la nostra vita e quella delle protagoniste legate fra loro da un romanzo di Virginia Woolf, Mrs Dalloway.

Cunningham concepisce il libro come l’alternarsi di tre momenti storici differenti: il 1923 in Inghilterra, gli anni ’50 in California e gli anni ’90 a New York.

Un romanzo tutto al femminile che racconta con forza i travagli interiori della Woolf, di Laura Brown -una casalinga californiana soffocata dal suo ruolo di moglie e madre- e Clarissa Vaughan, un’intellettuale gay newyorkese alle prese con la malattia di Richard, l’amore dei tempi giovanili (e forse quello ancora dei suoi giorni attuali?).

Le ore sembra scritto per il cinema e al cinema è approdato nel 2002 nelle magistrali interpretazioni di Meryl Streep (Clarissa), Julianne Moore (Laura) e Nicole Kidman (Virginia Woolf) per la regia di Stephen Daldry; una stupenda colonna sonora fa da sfondo a quest’incredibile storia.

Con un linguaggio e uno stile piano, Cunningham accompagna il lettore nelle vicende delle tre donne tessendo una trama di ricordi ed emozioni mentre Clarissa Dalloway si muove tra le righe della loro vita: la letteratura incrocia la narrativa per raccontare l’animo femminile, un universo in cui gli uomini accompagnano, accudiscono (come Leonard Woolf) o sono accuditi ( come Richard).

La prosa scorrevole descrive un’azione tutta interiore. E’ un romanzo riflessivo quello dell’autore americano, uno di quei libri che invitano a guardarsi dentro, a interrogarsi: un flusso di coscienza debitore verso la prosa woolfiana, a disposizione di un pubblico eterogeneo.

Geniale l’idea di far ruotare attorno a Mrs Dalloway l’intera struttura del testo.

Non è facile raccontare un flusso di coscienza al pubblico moderno, eppure Cunningham ci riesce: con un romanzo breve, veloce, d’impatto, profondo ma non criptico, capace di far immergere il lettore nell’animo umano senza affaticarlo pur raccontando una storia dolorosa.

Un sapiente alternarsi di dialogo e prosa aiuta ad arrivare all’ultima pagina quasi d’un fiato, pagina che differisce dall’ultima sequenza del film nel contenuto narrativo ma non nell’impatto emotivo.

L’autore emoziona, lacera l’animo, fa riflettere in un apparente non accadimento di fatti.

Qui la vita viene raccontata da dentro, in maniera delicata e sottile: è il cuore che viene narrato, non l’intelletto o il corpo in movimento nel tempo e nello spazio.

Cari lettori, alla fine di questo nostro primo anno assieme, vi invito a leggere questo splendido romanzo e a guardarne l’interpretazione cinematografica: dedicatevi ore di riflessione sul tempo che trascorre in tutte le sue forme, sulla vita raccontata fra le righe di un libro che, sono sicura, vi lascerà una traccia di bellezza straordinaria.

Buone feste!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...