ANONIMO VENEZIANO di Giuseppe Berto edizioni Neri Pozza

Forse non eri del tutto colpevole del male che facevi, ma era male comunque e io ne soffrivo. Avevo pur il diritto di difendermi dalla sofferenza, no? Quando chi ti fa soffrire è uno che ami, l’unica possibilità di difesa è amarlo meno, se ci riesci.

Anni ’70, non c’è ancora il divorzio; una coppia sposata che ormai si è separata si ritrova a Venezia su richiesta di lui per motivi che la donna scoprirà solo in seguito.

Il tutto si svolge nell’arco di una giornata novembrina tra le calli veneziane, setting di questa storia struggente e dolorosa.

Anonimo veneziano nasce come sceneggiatura di un film per la regia di Enrico Maria Salerno e solo in un secondo momento Berto lo trasforma in un romanzo breve. Significative le sue parole a riguardo:

Posso dire che in vita mia non avevo mai lavorato tanto per scrivere tanto poco, né mi ero così mai abbandonato al tormentoso piacere di permettere ai pensieri di cercarsi a lungo le parole più appropriate.

La forza di questo testo è nella storia di una coppia che si è amata in una forma che in pochi definirebbero sana.

Eppure è amore.

Un amore condito dal dolore, dalla sofferenza di una separazione nata per esigenze di sopravvivenza, un amore che fa emergere l’inquietudine dei suoi protagonisti e dell’epoca in cui vivono.

Un sentimento che si sviluppa anche per una città, Venezia, destinata a sprofondare ma bella da togliere il fiato.

Berto è un maestro della scrittura: in poche pagine scava nell’animo umano con coraggio, con forza, senza fare sconti a nessuno dei suoi personaggi.

Descrive una parabola umana degna della più alta letteratura; il lettore all’inizio incontra personaggi in lotta fra loro per poi ritrovarli, strada facendo, alleati nel dolore.

La scrittura semplice fa scivolare dentro la storia con immediatezza. Uno stile sobrio e funzionale al ritratto che l’autore ci consegna, con un lessico che pone l’attenzione sull’interiorità.

Dialoghi sferzanti, icastici, che travolgono e creano suspense.

La tensione narrativa è portata avanti dal segreto dell’uomo rivelato in un finale che fa emergere dubbi e profonde riflessioni su cosa sia il vero amore.

Ci sono libri dai quali si riemerge cambiati, capaci con la loro prosa di scardinarci dentro, libri che devono essere letti non tanto per capire l’umanità attorno a noi ma l’umanità che c’è dentro di noi.

Non è facile trovare romanzi privi di azione esterna che non siano tediosi.

Berto tiene desta l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina, lo scuote emotivamente, lo costringe a deporre le proprie certezze per fare spazio al dubbio.

Su tutto questo lo sfondo di una Venezia avvolta dalla nebbia, in un’epoca di profondi cambiamenti per il nostro paese.

Leggere il libro e guardare il film o anche viceversa; essendo nato come sceneggiatura, il film non è una libera interpretazione del testo e ci investe con la forza della colonna sonora del titolo, un’opera del 1700.

Leggere per scavare, per scendere in profondità di quelli che sono i risvolti più drammatici e oscuri dell’amore e della nostra anima, senza giudicare, solo ascoltando.

Raramente ho letto pagine così coinvolgenti, capaci di parlarmi anche a distanza di tempo.

Quando un libro sa toccarci ogni giorno della nostra vita dopo averlo concluso, può significare solo una cosa: che la sua potenza narrativa è arrivata a far vibrare le corde più profonde e ci ha segnati in maniera indelebile.

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