SCUSI, MA QUANTO CONTA LA GRAMMATICA?

Come molti sanno ho cominciato a presentare il mio secondo romanzo, Corri più che puoi, nelle scuole superiori.

Questi incontri sono occasione per parlare coi ragazzi della situazione in Medio Oriente, ma non solo; la vera protagonista è infatti la scrittura in tutte le sue forme.

Quando si parla di scrittura è inevitabile l’approdo alla classica domanda: Scusi, ma come si diventa scrittore?

Non esiste una ricetta universale per scrivere: ogni scrittore ha il suo percorso, fa leva su uno stile proprio e ha alle spalle una vicenda personale che determina il suo lavoro.

Si possono però fare delle osservazioni che vorrei condividere in questo articolo.

In passato era più raro che un non letterato s’affacciasse al mondo della scrittura e non si annoveravano molti casi come quello di Carlo Emilio Gadda.

Oggi il panorama è cambiato e molti scrivono pur non avendo alle spalle una formazione umanistica; questo non implica testi peggiori, caso mai diversi, portavoce di bagagli formativi nuovi.

Al contempo però si assiste a un fenomeno prima più contenuto: libri con errori grammaticali.

Statistiche alla mano, è ormai di dominio pubblico che nel nostro paese ci sono più scrittori che lettori il che significa che parte del gruppo scrittori non legge affatto.

Se non esistono ricette per scrivere, esistono però delle regole imprescindibili che non possono essere ignorate.

Quella che per prima suggerisco ai ragazzi è studiare perfettamente la grammatica italiana perché la lingua è lo strumento con cui comunichiamo ogni giorno.

Il discorso linguistico è articolato e complesso e implica riflessioni su quali siano i cambiamenti in atto e perché avvengano.

Senza entrare nel merito del lavoro di linguisti e filologi, si può riflettere sull’importanza della lettura.

Leggere è un modo per crescere, per viaggiare, per migliorarsi; è il primo strumento per aumentare il bagaglio culturale e lessicale, per imparare a scrivere in maniera corretta, per correggere errori che ci trasciniamo da anni.

Questo però può avvenire solo se il testo è grammaticalmente corretto.

Lo scrittore deve maneggiare in maniera perfetta la lingua; chi scrive ha la responsabilità del contenuto e di come lo esprime, si fa portavoce di uno stile, risultato di scelte personali maturate negli anni.

Quando mi viene rivolta la domanda: Scusi, ma quanto conta la grammatica? la risposta che ne segue è: Conta moltissimo, in qualsiasi contesto, perché la lingua o ha sempre importanza o non ce l’ha mai.

Un testo deve essere corretto a prescindere dall’uso che ne viene fatto perché sorvolare sulla grammatica significa ritenere la lingua un orpello che possiamo mettere in un angolo senza troppe preoccupazioni. Significa, in poche parole, non dare importanza alla cultura.

La lingua non è solo uno strumento comunicativo: forgia la nostra mente e la nostra anima, svela la chiarezza dei nostri pensieri o la confusione che in essi impera, rimarca tracce del mondo da cui proveniamo, quello di partenza e quello delle nostre radici storiche.

Studiando ebraico -idioma che non solo ha un altro alfabeto ma anche un altro verso di lettura- sono entrata in un mondo, ne ho cominciato a captare i lembi più interni, gli angoli più interessanti e reconditi. Lo studio della lingua ha così forgiato la mia mente dandomi una chiave d’ingresso in una realtà lontana dalla mia di partenza.

Crescendo ci si dimentica della fatica di apprendere la propria lingua, si rimuove il lavoro di costruzione mentale che permette di formulare pensieri, abbinare parole e creare uno stile.

La precisione linguistica non può e non deve essere ritenuta una fissa di letterati che hanno tempo da perdere con le parole; essa rivela il rispetto per la propria cultura, per la conoscenza in senso generale.

A prescindere dalla tipologia di testo che mi accingo a scrivere -narrativo, articolo di giornale o rivista, saggio, lettera d’ufficio, testo burocratico- ci sono delle regole alla quali  mi devo attenere.

Se si tratta di un idioma vivo siamo di fronte a uno strumento magmatico: il latino e il greco antico hanno regole fisse non più mutabili, ma l’italiano è in continuo movimento.

Questa trasformazione –frutto anche di errori che col tempo si fissano- non è però arbitraria; ci sono organi delegati a stabilire le regole, tra cui l’Accademia della Crusca, e fino a quando questi organi dicono che le dubitative vogliono il congiuntivo scriverle con l’indicativo sarà ritenuto un errore.

Non tutti hanno la stessa istruzione, non tutti sono preposti a svolgere il lavoro di linguista e scrittore, ma quasi tutti, nel 2018 in Italia, possono leggere.

Come dico sempre ai ragazzi, la lettura è l’unico baluardo per abbattere i nostri limiti e per imparare a scrivere bene.

Consiglio sempre autori quali Guareschi, Eco, Pirandello, Buzzati, D’Annunzio; quest’ultimo, per quanto più complesso, rimane sempre un valido strumento per innalzare il nostro livello.

Forse non tutti riusciamo a scrivere come Manzoni, ma tutti dovremmo poter scrivere una semplice lettera in maniera pulita e chiara.

Come disse Nanni Moretti Le parole sono importanti e aggiungo: non facciamone un prodotto da discount comunicativo.

2 pensieri su “SCUSI, MA QUANTO CONTA LA GRAMMATICA?

  1. A propositi di ragazzi sulla stampa svedese e norvegese (Dagbladet e Aftenposten)
    a metà settembre lessi che a Gaza con l’uccisione dell’undicenne Majdi al Satari sono
    3 volte tanto nel 2018 i ragazzi palestinesi uccisi dali israeliani rispetto al 2017.
    questa è avenuta in occasione della demolizione del villaggio Khan al-Ahmar
    demolito dagli israeliani perchè non conforme alle leggi di costruzione in vigore
    e demolita anche la scuola modernissima per ragazzi beduini che i norvegesi avevano
    regalato dopo una colletta nelle scuole norvegesi.

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    1. La ringrazio per l’intervento. La questione israelo-palestinese è veramente molto complessa e non è l’argomento di questo articolo. Ho scritto due romanzi sull’argomento Medio Oriente proprio perché un articolo sarebbe decisamente riduttivo. Lo sono anche i libri, ma hanno più margine di approfondimento e, almeno nel mio caso, sono diventati motivo per dialogo orale. Per esperienza personale tendo ad essere molto cauta nell’accordare credibilità ai media: questo atteggiamento mi ha aiutata sia nello studio sul Medio Oriente degli ultimi 13 anni supportato anche da viaggi sia nello studio sull’Irlanda del nord degli ultimi 4 anni. È solo la mia opinione ovviamente. Buona serata.

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