IL CIELO STELLATO DI GALLA PLACIDIA

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me.                                                                                                                                                                         Immanuel Kant

Pochi mesi fa sono stata a Ravenna per permettere ai miei occhi di immergersi nello splendore dei suoi mosaici. Chi conosce la città sa che ben otto dei suoi siti sono stati dichiarati patrimonio dell’Unesco.

Fiumi d’inchiostro si potrebbero versare per decantare la bellezza di ogni singolo tassello, ma lo spazio a disposizione mi impone una scelta.

Oggi mi dedicherò quindi a quello che fra gli otto siti mi è rimasto più impresso: il Mausoleo di Galla Placidia fatto costruire tra il 425 e il 450 dalla sorella dell’imperatore Onorio.

Visto da fuori il Mausoleo non desta particolare curiosità: la sua struttura a croce latina, semplice e modesta, sembra quasi voler custodire in maniera anonima il prezioso patrimonio che riluce al suo interno, come una dama che preferisce non ostentare troppo la propria bellezza.

Quando si varca la piccola porta lo sguardo non cattura subito il tesoro: il Mausoleo è infatti più buio della luce esterna e l’occhio deve avere il tempo di adattarsi alla penombra.

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Poi la luce, la meraviglia che si svela e porta il volto a guardare verso l’alto e scoprire un firmamento blu costellato di stelle.

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Il cuore sussulta, le parole di Kant tornano alla mente: Il cielo stellato sopra di me, così antico e mistico, trascina l’animo in sentieri di stupore e gioia. Com’è possibile così tanta bellezza? Così vicina perché la volta a botte non è molto alta.

Pochi passi e si raggiunge il centro dove ai quattro lati della cupola mi accolgono gli esseri viventi dell’Apocalisse raffigurati sotto forma di leone, vitello, uomo e aquila.

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E poi gli Apostoli nei lunotti sottostanti ai cui piedi bianche colombe si abbeverano, un simbolo così diffuso tra i souvenir che ci si può portare a casa:

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la natura che si propone in una scena interna e che incanta il visitatore con la semplicità di immagini impreziosite da antichi tasselli.

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E infine le lunette, quella dell’ingresso che raffigura il buon Pastore e quella sul fondo che rappresenta San Lorenzo, la prima a ricordare il candore e l’accoglienza che Cristo riserva a ogni uomo, la seconda a simboleggiare il martirio, la testimonianza nel senso letterale del termine.

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Un San Lorenzo, questo di Galla Placidia, che si affretta verso la graticola quasi a voler correre incontro, più che al suo destino, al suo Signore che, nella lunetta a lui di fronte, gli ricorda il paradiso verso cui è diretto.

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Visione fanciullesca la mia?

Forse.

Credo però che chiunque abbia visitato questo mausoleo non riesca a non pensare alla trascendenza della vita che è veicolata dalla bellezza delle immagini. Credenti o non credenti il bello che Ravenna diffonde permette di dare uno sguardo oltre, un oltre che è in primis un rivolgere l’attenzione al Medio Oriente, culla del mosaico, con cui Ravenna aveva creato un ponte di contatto significativo.

La città, un tempo affacciata sul mare, era infatti un fiorente porto e una via di comunicazione privilegiata con l’Oriente da cui arrivò l’input a sviluppare l’arte del mosaico.

Ravenna ha però un particolare che raramente ho trovato nei miei viaggi in Medio Oriente: i suoi mosaici sono parietali e non pavimentali. In Medio Oriente invece la maggior parte dei mosaici è a pavimento.

Si continua a scavare a Ravenna, si continuano a trovare meraviglie come dimostra la Domus dei Tappeti di Pietra di cui avrò modo di raccontare in un altro momento.

Il blu di Galla Placidia risplende ancora nei miei occhi, questa notte stellata che regala attimi di contemplazione, che porta il cuore a viaggiare in un passato carico di storia, denso di bellezza.

Una città che merita di essere conosciuta senza fretta e con attenzione perché, come tutte le cose belle, richiede tempo per essere interiorizzata.

Questa nostra Italia che sa affascinare e meravigliare, la cui arte scorre nelle nostre vene.

Questo nostro paese che ci racconta di una notte stellata racchiusa in un piccolo mausoleo di una città che fu capitale.

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