UNA PICCOLA MORTE A LISBONA di R. Wilson edizioni Meridiano Zero

Scrivere thriller storici avvincenti -e al tempo stesso capaci di scavare nell’animo umano e nella Storia- non è impresa semplice.

Per me che non sono un’appassionata di questo genere letterario –sebbene ne legga diversi testi- il libro di Wilson è stata una piacevole sorpresa.

Lo lessi prima del mio viaggio a Lisbona per regalarmi un tuffo in quella città ancor prima di vederla di persona.

Robert Wilson scrive un testo corposo che trascina il lettore in una narrazione dove s’intrecciano avvenimenti storici che prendono il via dal 1941 per avere ripercussioni fino a giorni nostri.

Una storia di vendetta personale che diventa giustizia storica.

Si dimentica facilmente, ispettore, che la Storia non è quella che si legge nei libri. È un fatto personale e le persone sono creature vendicative ed è per questo che la Storia non ci insegnerà mai niente.

Così dice l’avvocato Oliveira all’ispettore Coelho.

Oliveira è un uomo che cerca una vendetta nella sua vita per un torto subito e la squadra di Zè Coelho deve indagare sulla morte di una ragazza il cui cadavere è stato trovato su una spiaggia nei pressi della capitale lusitana.

Giocando in maniera magistrale con salti temporali e geografici, Wilson parte da un avvenimento di cronaca nera dei giorni nostri per condurre il lettore nella Germania del 1941 tra lo squallore di città devastate dalla guerra, dal dolore e dalla prostituzione.

Un mondo a pezzi in cui Felsen, industriale svevo, cerca di sopravvivere stringendo un’alleanza fatale con un socio portoghese per mettere in salvo l’oro nazista.

La forza di questo libro è nel sapiente intreccio della trama che gradualmente porta il lettore – in cerca della verità quanto l’ispettore Coelho- a riallacciare tutti i fili scomposti del racconto.

Lisbona emerge in tutta la sua bellezza non solo come setting, ma come alter ego del suo popolo, un popolo che – a distanza di anni dalla rivoluzione del 1974- porta ancora addosso le ferite del passato e con esse deve misurarsi.

Il romanzo- che si appoggia a una valida traduzione- è bello, intrigante, appassionante e ben costruito dal punto di vista narrativo.

Una piccola morte a Lisbona non è solo un buon thriller, ma è un espediente narrativo per raccontare una pagina di Storia recente del Portogallo, per far immergere il lettore in un’epoca storica in maniera gradevole e disinvolta, alla portata di tutti.

I personaggi sono tratteggiati in maniera superba nei mille riflessi delle loro anime mai monocromatiche, sempre capaci di dare la misura dei molteplici risvolti che s’annidano in ognuno di noi.

La loro coralità rende la storia movimentata e accattivante; fra essi spicca, senza ombra di dubbio, l’ispettore Coelho, un uomo segnato dal dolore, rigoroso ma non immune da difetti e debacle che lo rendono umano.

Sebbene la storia sia lunga –il libro consta di oltre seicento pagine- quando si arriva alla fine si prova una fitta di nostalgia nel separarsi dai personaggi, da quei luoghi così ben descritti.

I libri scritti bene fanno questo effetto e creano nostalgia e proprio per questo vale la pena leggerli, perché la saudade che ci cattura a lettura finita è ciò che ci farà guardare la realtà con occhi nuovi.

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