CONTRO IL FANATISMO di Amos Oz edizioni Feltrinelli

Ogni anno ritaglio un po’ di tempo per rileggere alcuni libri; fra questi c’è Contro il fanatismo dello scrittore israeliano Amos Oz, autore che apprezzo molto anche per altri testi.
I motivi per cui consiglio questo libro sono diversi.
In primis la sua brevità; spesso le persone mi dicono di non avere tempo per leggere. Ebbene, qui non si può avanzare questa scusa perché in massimo due ore la lettura è completata.
Non ci s’illuda però che sia un saggio da archiviare perché avrà da parlarci a lungo.
La sua grandezza consiste in un bilanciamento perfetto tra profondità di pensiero, sintesi e stile accattivante.
Uno degli elementi per cui vale la pena leggerlo è la sua ironia; in queste tre conferenze che Oz tenne in Germania emerge l’ironia ebraica dello scrittore che riesce a dire cose impegnative strappando un sorriso al lettore. Lo stile scorrevole, alla portata di tutti, fa sì che il testo venga letto tutto d’un fiato.
In poche pagine Oz conduce il suo interlocutore a riflettere su temi molto importanti che aprono finestre non sempre approfondite nel dovuto modo.
Si alternano riflessioni sul mestiere di scrivere, sul concetto di compromesso, sul rapporto tra il popolo ebraico e D-o, sul fanatismo passando per un’analisi della storia europea e mediorientale condendo il tutto con aneddoti privati.
Emerge la molteplicità delle voci interiori dello scrittore che non sempre sono in accordo tra loro, elemento tipico dell’eterogeneo universo ebraico che, più di altri, ha la consapevolezza di non poter ridurre tutto a un’unica opinione.
Il cuore del libro è l’analisi del concetto di fondamentalismo e dei rimedi per combatterlo; il fanatico viene dipinto come un punto esclamativo, un altruista che, per il bene di chi ha di fronte, diventa aggressivo per convincere l’altro ad approdare alla giusta visione del mondo.
I rimedi a questo atteggiamento –che lo scrittore riscontra in maniera trasversale in ogni popolo e cultura- sono presto detti: l’umorismo –da non confondersi col sarcasmo-, l’immaginazione –che ogni scrittore usa per mettersi nei panni dell’altro- e il riconoscere la nostra natura di penisole, ovvero individui legati alla terra ferma ma al tempo stesso protesi in maniera solitaria verso l’oceano.
Numerosi sono gli spunti sugli argomenti trattati e ogni anno mi trovo a porre attenzione ad alcuni in particolare.
Vorrei in questo articolo soffermarmi sul concetto di compromesso, un aspetto che mi ha colpita per il raffronto tra Europa e Medio Oriente, mondi nei quali ho imparato a vivere seppur così distanti tra loro.
Sono un gran fautore del compromesso. So che questa parola gode di una pessima reputazione nei circoli idealistici d’Europa, in particolare fra i giovani. Il compromesso è considerato come una mancanza d’integrità, di dirittura morale, di consistenza, di onestà. Il compromesso puzza, è disonesto.
Colpisce la precisione delle parole con cui lo scrittore mette sotto la lente d’ingrandimento un concetto così importante; nel nostro mondo, quello comunemente definito occidentale, la parola compromesso ha assunto un significato negativo proprio perché legata al concetto di corruzione. Fare compromessi è infatti diventato sinonimo di farsi corrompere, scendere a patti col diavolo. Il suo contrario è integrità.
Oz ci dà invece una visione molto diversa dello stesso concetto:
Nel mio mondo la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte.
Parole forti, che scuotono e fanno riflettere sulla differenza di vedute di questa singola parola, sulla differenza tra due mondi, quello occidentale –di cui Oz è originario- e quello mediorientale in cui l’autore è nato e cresciuto.
Il Medio Oriente è un mondo che funziona seguendo parametri differenti rispetto all’occidente e credo  possa essere utile lasciarci interrogare da questa diversità.
Sono solita dire che nella vita bisogna imparare a rimanere nel non risolto, ad accettare il fatto che non tutte le matasse si sbroglino; questo prezioso insegnamento e la mia attuale visione della parola compromesso mi sono state trasmesse dal mondo mediorientale che, per certi aspetti, mi ha adottata.
Raccontando un aneddoto su sua nonna, Oz dice:
Lei sì era drasticamente immune dal fanatismo. Conosceva il segreto del vivere in situazioni aperte, entro conflitti non risolti, insieme alle diversità degli altri.
Ci sono libri che cambiano la vita, che la modellano strada facendo e Contro il fanatismo è per me uno di questi.
La rilettura annuale che ne faccio è un antidoto per non dimenticare i rischi insiti in certe rigidità mentali di cui tutti –chi più chi meno- siamo vittime.
Compromesso per venirsi incontro, un concetto che non si contrappone a quello di coerenza ma che, in questa visione che ne dà l’autore israeliano, diventa un compagno di strada dell’integrità.
Non mancano infine riflessioni profonde sul conflitto israelo-palestinese.
Oz invita l’Europa a farsi cauta nei giudizi verso il Medio Oriente, una terra complessa che ha bisogno di fiducia e non di giudizi affrettati.
Si potrebbe scrivere ancora a lungo su questo libro, ma credo che l’invito a leggerlo e a tenerlo nella propria libreria per riguardarlo ogni tanto sia il regalo più grande che io possa fare ai miei lettori.

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