STEVE McCURRY, UNA VITA PER LA FOTOGRAFIA

Mi piace fotografare affidandomi semplicemente al mio spirito di osservazione; che sia a Kabul o in qualsiasi altro luogo. Se ti affidi all’osservazione succederà sempre qualcosa di interessante.

La fotografia è un motivo per viaggiare, ma anche un modo di viaggiare.

Tra i talenti fotografici della nostra epoca, Steve McCurry è a mio avviso tra quelli che meglio riescono a fondere la passione per il viaggio con quella per l’umanità che incontra.

Qualche settimana fa sono andata a vedere la mostra a lui dedicata alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, personale che rimarrà aperta al pubblico fino al 3 giugno di quest’anno.

Molte sono le immagini che colpiscono, alcune già più volte ammirate dal vivo in altre mostre o sui cataloghi; la ragazza afghana  -che ha consacrato il fotografo americano al grande pubblico- è tra queste, ma non è la sola che cattura l’osservatore.

Gli occhi si sono riempiti d’immagini che, con la forza dei colori e dei soggetti, mi hanno trascinata in altri mondi; tuttora quelle immagini riempiono la mia mente e la fanno viaggiare per terre lontane, affascinanti ma al contempo piene di insidie.

Di questo fotografo non amo solo il lavoro, ma anche la vita passata in attesa della luce giusta per scattare, la capacità di cogliere l’attimo che sta passando, il coraggio di sfidare le inondazioni monsoniche con l’attrezzatura sopra la testa. In una parola la scelta di immergersi nei mondi che visita per imparare a osservarli, conoscerli e poi ritrarli.

McCurry predica spesso la pazienza come virtù per saper cogliere il punto di vista giusto, ma non mancano anche suggerimenti sull’immediatezza dello scatto:

Predico sempre la pazienza, i lunghi appostamenti nell’attesa dello scatto perfetto, ma la fotografia è fatta anche di attimi fuggenti da cogliere istantaneamente.

Queste le sue parole di fronte a Il bambino che corre, uno scatto rubato dopo molti appostamenti a Jodpur in India nel 2007.

La fotografia è fatta di tanti elementi; lo spirito d’osservazione è senza dubbio il motore principale. Senza un’attenta capacità di guardare la realtà non si riesce a coglierne le angolazioni migliori e a nulla vale avere un’attrezzatura sofistica se il nostro occhio non è allenato a osservare il mondo che ci circonda con uno sguardo diverso da quello ordinario.

La velocità e la pazienza sono altri fondamentali elementi; talvolta, come dice lo stesso McCurry, si deve essere veloci per non perdere l’istante, il più delle volte si deve coltivare la pazienza.

L’Oriente è per McCurry una fucina di idee, di soggetti da ritrarre e forse, come per molti di noi, un luogo dove imparare l’arte dell’attesa.

Tra tutte le foto esposte una in particolare mi ha colpita: Il tram, Calcutta del 1996 di cui voglio parlare in questo articolo.

È un’immagine che in India si presenta sovente, ma la sua forza – che l’ha resa irresistibile ai miei occhi- sta nell’affiancamento del giallo del tram, di quello del tetto dell’auto che gli scorre accanto e di quello delle banane esposte su alcuni banconi; il primo piano è rubato da questo tono a riprova che il colore, in alcuni contesti, è fondamentale.

Per un’amante del bianco e nero quale sono io l’uso del colore non è mai la prima scelta, ma un buon fotografo sa come alternare queste due possibilità cromatiche; l’osservazione  e la pratica rendono capaci di capire quali angoli di mondo si possono ritrarre a colori e quali in bianco e nero.

La fotografia di questo tram a Calcutta fa emergere il caos e la confusione di un mondo in cui si mischiano passato e presente, carretti tirati da uomini e auto che cercano di muoversi nella congestione del traffico.

Mi ha colpito soprattutto il numero di particolari e piccoli dettagli che emergono: la moltitudine di esseri umani, le case fatiscenti che fanno da contro altare alle cupole di una costruzione molto curata appostata sullo sfondo, i colori degli abiti.

Tutto è esplosione di vita, una vita fatta di mescolanza, per molti aspetti così distante dalla nostra.

Siamo tutti esseri umani, ma quanto siamo diversi tra noi!

Emerge la forza di questa umanità variegata che McCurry sa cogliere alle diverse latitudini del mondo.

Gli occhi scorrono famelici tra le immagini appese alle pareti delle Scuderie del Castello Visconteo.

Si può viaggiare in molti modi: col corpo, con la mente tra le pagine di un libro, con gli occhi che s’appoggiano su immagini scattate o dipinte da altri.

Molti sono i fotografi capaci di rendere la bellezza del mondo; tra questi McCurry rimane uno dei miei preferiti perché riesce a farmi viaggiare con gli occhi in mondi sconosciuti.

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