25 APRILE, UNA LIBERAZIONE OLTRE CONFINE

Nel mio recente viaggio a Lisbona ho avuto modo non solo di scoprire una città molto bella, ma anche di conoscere la Storia di una nazione che, per molti aspetti, è vicina alla nostra.

Il Portogallo ha infatti vissuto anni sotto la dittatura di Salazar che, per una di quelle coincidenze singolari della Storia, si è conclusa il 25 aprile del 1974 con la Rivoluzione dei Garofani e la deposizione di Caetano, successore del dittatore portoghese.

Chiacchierando con alcuni portoghesi ci siamo emozionati nel realizzare di avere in comune questa giornata come liberazione dal fascismo.

Di questa data è emblema il famoso ponte costruito durante l’era di Salazar a cui venne dato il nome del dittatore ma che, da dopo la rivoluzione del 1974, prese il nome di Ponte venticinque abril.

Con i suoi due chilometri di lunghezza, questa costruzione – che richiama il Golden Gate Bridge di San Francisco- collega la capitale portoghese all’Almada che si trova sul lato opposto del fiume Tago; attraversa così il fiume che lambisce la città permettendo il via vai quotidiano di molti pendolari.

La coincidenza storica di date mi ha permesso di riflettere su alcuni aspetti legati alla ricorrenza che oggi festeggiamo.

Il nostro 25 aprile risale a settanatrè anni fa; se si considera la linea temporale storica, la liberazione è un fatto recente.

A Lisbona fu una parte dell’esercito a movimentare la ribellione contro i suoi stessi capi; anche da noi ci fu una guerra civile dove molto sangue fu sparso e dove molte ingiustizie furono commesse.

La guerra non è mai indolore e, anche quando la si fa per conquistare la libertà, richiede un prezzo.

Molti prima di me hanno sacrificato la loro vita e hanno sofferto per darmi la possibilità di dire la mia opinione senza essere incarcerata o torturata.

La spinta alla libertà è qualcosa di profondo, insito in ognuno di noi; dall’Italia al Portogallo per passare per il resto del mondo, anche se con date storiche diverse, l’essere umano lotta e arriva a sacrificare se stesso per essere libero nella propria terra.

Non è immediato avere il diritto di voto, esprimersi pubblicamente, scegliere se mettere su famiglia o fare altro della propria vita.

Da cittadina italiana sono consapevole del percorso pieno di cadute e risalite del mio paese e so che questo percorso è cominciato proprio col 25 aprile 1945.

La libertà è una cosa seria e la sua conquista implica delle responsabilità.

Oggi non festeggiamo solo la liberazione dal nazifascismo partita dai capoluoghi del nord d’Italia, Milano in primis; oggi ricordiamo la premessa che, nel bene e nel male, ci ha portati dove siamo ora come popolo e come nazione all’interno di un continente che fu sconvolto da morte e distruzione e che ha solo poco più di settant’anni di requie dal conflitto, anche se venti di guerra si alzano minacciosi.

Una libertà preziosa e fragile che implica dei doveri, non solo dei diritti; assistiamo invece spesso allo sciupio che viene fatto di questa festa travolta da polemiche sui cortei.

Il 25 aprile 1945 non c’erano cortei con persone pronte a discutere sulla liceità o meno dell’uso di certi slogan; quel giorno molte persone si affiancarono le une alle altre per dire no all’imposizione di un modus vivendi che privava il comune cittadino della possibilità di essere se stesso.

A Lisbona quell’insurrezione fu capeggiata da militari a cui si unì la popolazione.

Eppure talvolta ci lasciamo trascinare da particolarismi e ideologie che ci rendono dimentichi del vero valore di questa data che, prima di essere storica, è memoria di un’umanità variegata che combatté per conquistare un bene che andasse oltre l’interesse personale.

La liberazione del 25 aprile 1945 e quella del 25 aprile 1974 furono solo l’inizio di un percorso; tocca a noi ora far sì che quel percorso non venga interrotto ricordando, studiando, marciando e riflettendo.

La libertà è come un vento leggero che accarezza il volto portando sollievo in una giornata d’arsura e ha bisogno di un cuore attento per essere interiorizzata.

Facciamo sì che il nostro cuore possa sentire quel vento non solo oggi, ma ogni giorno dell’anno.

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