UNA STELLA DI NOME HENRY di Roddy Doyle edizioni Guanda

Oggi per l’Irlanda è una data speciale.

Vent’anni fa, il 10 aprile 1998, furono siglati con Londra gli Accordi del Venerdì Santo, uno dei passi più significativi del processo di pace; dopo trent’anni di conflitto, conosciuto col nome di Troubles, si raggiungeva un’intesa per la deposizione delle armi. Il piano permise anche l’ingresso dei cattolici a Stormont, il parlamento nord-irlandese.

A distanza di vent’anni la situazione in Irlanda del Nord appare incerta a causa della Brexit.

Gli Accordi del Venerdì Santo sono una delle tappe storiche del conflitto anglo-irlandese che affonda le proprie origini nel Medioevo.

Oggi, per ricordare un pezzo di quella Storia, propongo la lettura di un romanzo particolare, un tuffo nella rivolta di Pasqua del 1916: l’Irlanda che si arma contro il Regno Unito per ottenere la libertà.

Quando visito un paese desidero conoscerne la Storia e la geografia e spesso lo faccio tramite i romanzi o i film.

Sono anni che percorro l’Irlanda, soprattutto quella del nord; durante questi viaggi ho scoperto numerosi autori irlandesi tra cui Roddy Doyle.

In Una stella di nome Henry l’autore dublinese racconta un periodo storico complesso- quello tra gli inizi del 1900 e i primi anni trenta del secolo scorso- e ci regala un ritratto indimenticabile del suo paese piagato dalla fame e dalla miseria; il protagonista è un irlandese cresciuto nei sobborghi malfamati di una Dublino sotto il giogo inglese.

La storia irlandese è affascinante e vivace come la sua terra così ricca di scrittori, poeti e artisti.

Non mancano la forza della musica e delle parole; chi per la prima volta si accinge a conoscere l’isola di smeraldo non può non rimanere affascinato da questo testo.

Doyle, con acuta ironia e sagacia, racconta le vicende di Henry, bambino cresciuto troppo in fretta; un padre assente il cui suono della gamba di legno rimbomba nelle orecchie anche da adulto e una madre debole che rivolge lo sguardo alle stelle per ritrovare i figli prematuramente scomparsi.

Henry, la cui forza fisica s’impone già dalla prima infanzia, crescerà per le strade della città per poi unirsi ai ribelli trovando l’amore e la libertà.

Il suo però non è un viaggio privo di dolore; conoscerà Conolly, Collins, De Valera e altri personaggi storici che hanno segnato la rivolta di Pasqua e sperimenterà l’amarezza della violenza svelando la disillusione e le pieghe più amare della lotta.

Nei suoi personaggi emerge la dolcezza e la tristezza di donne come la madre Melody, ma anche la forza di donne come la moglie, la signorina O’Shea.

Percorrendo con la sua bicicletta le contee dell’Irlanda, Henry trasporta il lettore in un mondo fatto di persone concrete piene di limiti e pregi. Lo scavo psicologico, arricchito dai dettagli fisici dei personaggi, permette di immedesimarsi fino in fondo con quell’umanità, di sentirsene parte.

Ciò che vede in quegli anni di lotta lo fa capitolare su cosa sia la guerra, il tradimento, il fare la spia; la sua è la sconfitta degli ideali calpestati dalla politica che tutto guasta piagando gli animi.

Doyle racconta un mondo e un’epoca con tutte le implicazioni che li connotano; a nessuno vengono fatti sconti, né agli inglesi né agli irlandesi, e l’ideologia e il potere vengono smascherati nelle loro bassezze.

Lo stile -fresco, immediato e ironico- permette al lettore di godere al meglio del racconto che non è solo una pagina di Storia, ma è in primis il ritratto di un’umanità in tutte le sue sfaccettature.

Questo romanzo è un’occasione per gli amanti dell’Irlanda di tuffarsi in quella terra e un’opportunità per tutti di immergersi in una storia ricca di suspance, ironia e forza di vita, un libro da leggere, magari, in occasione di una data così simbolica.

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