LA COLONNA SPEZZATA DI FRIDA

Sono passati quattordici anni dal viaggio in Messico che feci mossa dalla passione per l’opera di Frida Khalo; volevo vedere a Città del Messico la Casa Azul e il museo dedicato alla pittrice.

Colsi così l’occasione per conoscere il paese che diede i natali a quest’incredibile artista.

Conobbi l’opera di Frida alcuni anni prima del mio viaggio durante una mostra a Milano che esponeva le sue opere; rivedere a distanza di tempo alcuni tra i suoi quadri più famosi è stato emozionante sebbene l’esposizione presso il MUDEC (che sarà visitabile fino al 3 giugno 2018) offra meno tele rispetto alla prima personale.

Questa mostra si concentra più su un percorso conoscitivo arricchito da fotografie, da una fitta corrispondenza epistolare che la Khalo tenne con numerose persone, materiale che permette al pubblico di comprendere lo stretto legame tra la vita della donna e l’opera dell’artista.

Le tele esposte sono diverse, alcune più famose altre meno, molti i suoi autoritratti.

In questo spazio voglio concentrare la mia attenzione su un quadro che ho sempre amato.

La colonna rotta è una tela del 1944 che Frida dipinse dopo la prescrizione dell’uso di un busto d’acciaio; le condizioni del suo fisico stavano peggiorando.

È un autoritratto nudo che apre sull’interno del corpo in cui spicca una colonna ionica rotta in diversi punti; il corpo sembra riuscire a rimanere unito solo tramite le fasce del corsetto.

Il paesaggio alle spalle, desolante e pieno di spaccature, dà l’idea di una sofferenza fisica a cui si somma quella emotiva raffigurata dalle lacrime che scendono copiose sul volto; i chiodi conficcati nel viso e nel corpo ricordano il martirio di san Sebastiano, elemento preso dalla tradizione popolare, un modo per esprimere il dolore non una testimonianza del credo cattolico che da tempo l’artista aveva abbandonato.

Un chiodo più grosso emerge sugli altri all’altezza del cuore, simbolo del dolore inflittole dai numerosi tradimenti del marito, il pittore Diego Rivera.

Frida ostenta nella sua pittura la vita segnata dalla sofferenza riuscendo a entrare in empatia col mondo che la circonda. Annota in merito alla sua vita:

Ho subito due gravi incidenti nella mia vita. Il primo è stato quando un tram mi ha travolta e il secondo è stato Diego.

La pittura di Frida non è solo innovativa, ma esprime la forza di una personalità che ha saputo rompere gli schemi di un’epoca in cui il ruolo della donna era relegato alle sole mansioni domestiche.

Colpisce per l’ostentazione del corpo come luogo di sofferenza, elemento in contro tendenza rispetto all’immaginario collettivo dove la donna è immagine di bellezza e non di dolore.

La colonna rotta commuove, trasmette pietà per il destino avverso di cui fu vittima, genera rabbia per un uomo, suo marito, che l’ha ripetutamente calpestata.

Ci si sente in dialogo con lei, si è costretti a riflettere sulla sua vicenda umana, le sue lacrime diventano anche quelle di chi ammira le sue tele.

L’amore che ho per quest’artista va oltre il suo prodotto pittorico: Frida è l’icona del dolore che diventa grido universale che ogni essere umano può sentire proprio.

A chi ne avesse la possibilità consiglio di vedere la mostra: non sarà la più ricca in termini di offerta delle opere, ma è comunque un’immersione nel suo mondo e arricchisce a livello umano e spirituale.

 

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