LA GLORIOSA FOLLIA di De Wohl edizioni BUR

De Wohl è ormai un appuntamento fisso con la Storia; i suoi romanzi non raccontano solo la vita di fondamentali figure del Cristianesimo, ma narrano un periodo storico, un mondo talvolta distante da noi dal punto di vista cronologico.

Ne La gloriosa follia l’autore racconta la vicenda di Shaul di Tarso meglio conosciuto al mondo come San Paolo; con stile fresco e avvolgente a tratti ricco di pathos –che può contare su una buona traduzione rispettosa della grammatica italiana- De Wohl trasporta il lettore in una vicenda accaduta tra il 36 e il 67 d.C. narrando la vita di Shaul dal suo essere discepolo del rabbino Gamaliele, alla sua conversione al Cristianesimo fino alla morte avvenuta a Roma. Riempiendo i vuoti lasciati dagli Atti degli Apostoli, crea personaggi le cui vicende s’intrecciano con quelle dell’Apostolo delle genti permettendo così al lettore di immergersi in un’epoca storica ritratta in maniera perfetta.

I personaggi, in primis Paolo, sono uomini ricchi di risvolti, le cui pieghe dell’anima sono magistralmente descritte dalla penna dell’autore; ci si appassiona alle loro vicende, ci si lascia scavare dentro, le loro vite diventano parte dei momenti della nostra quotidianità. E si riflette sia sul messaggio del Cristianesimo, sia sull’epoca storica in cui questa fede è nata.

Poco importa essere atei o credenti; questa lettura permette di conoscere (o riscoprire) un pezzo di Storia romana e di cultura biblica, entrambe fondamentali per capire il mondo nel quale viviamo.

Oggi giorno si fa un gran parlare di cultura, di scienza e fede; poche volte però si parla di cultura biblica, quella cultura cioè di importanza fondamentale per comprendere l’arte, la storia, la filosofia e la letteratura del cosiddetto occidente. La nostra società la relega a mere lezioni di catechismo da lasciare a una scelta personale confondendo ciò che è fede – che appartiene alla sfera individuale di ognuno di noi- con ciò che è cultura, un obbligo per chiunque stia sui banchi di scuola. A nessuno verrebbe in mente di lasciare all’iniziativa del singolo lo studio della matematica, della biologia, di Manzoni, di Seneca o di Van Gogh perché questi sono argomenti obbligatori per la formazione scolastica dell’individuo; è allora l’aggettivo biblica che trae in inganno?

Ciò che è scritto nella Bibbia deve essere conosciuto altrimenti capire Dante, apprezzare Caravaggio, studiare la guerra dei trent’anni diventa impossibile.

I romanzi di De Wohl sono un utile strumento per cominciare a muoversi su questo terreno così affascinante che è il testo biblico; utile ma non sostitutivo della lettura del testo stesso.

De Wohl svolge un lavoro intelligente e, con la narrativa, offre un prodotto alla portata di tutti e ricco di spunti umani universali.

Questo romanzo è un esempio di ciò che è buona scrittura che, per essere tale, deve essere supportata da cultura e da una conoscenza sensibile dell’animo umano.

Da non perdere.

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