PETRA, LA CITTA’ SCOLPITA NELLA ROCCIA

Ero una ragazzina la prima volta che vidi il film Indiana Jones e l’ultima crociata; rimasi affascinata, come molti, dall’archeologo più famoso di Hollywood, sognai a lungo di entrare nel tempio che custodiva il Santo Graal. Nel mio immaginario adolescenziale quel tempio era l’ingresso in un mondo ultraterreno che seduceva e al contempo incuteva timore. All’epoca non conoscevo Petra nè sapevo che cosa fosse quel luogo in cui Harrison Ford si avventurò tra trabocchetti e visioni magiche.

Da adulta l’amore per il Medio Oriente mi ha portata per ben due volte in Giordania: nel 2007 e nel 2011 e in entrambi i viaggi non ho mancato di visitare la città rosa scolpita nella roccia che dista duecentocinquanta chilometri dalla capitale Amman.

Fino al mio primo viaggio rimasi convinta che Petra fosse costituita dal solo El Kasneh al Faroun, il Tesoro del Faraone, la cui facciata maestosa fa capolino dopo una camminata nel siq una gola poco illuminata stretta tra due pareti rocciose che si snoda per circa un chilometro e mezzo al termine della quale, come un’immagine scaturita da un altro mondo, il viandante si trova di fronte al monumento funebre più famoso di questo sito archeologico.

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Petra è una necropoli costituita da ottocento monumenti di cui cinquecento sono tombe; nell’antichità era una città edomita, in seguito divenne la capitale dei nabatei, popolo di commercianti che a lungo dominò questa zona della terra. Fu popolata fino all’VIII secolo circa; perse poi la sua importanza come snodo carovaniero anche se fu abitata dai beduini. L’attuale sito archeologico, il più importante della Giordania, fu riscoperto solo ai giorni nostri nel 1812 da Johann Ludwig Burckhardt, un esploratore svizzero.

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Trovarsi di fronte al Kasneh al termine del siq è meraviglioso, un vero tuffo al cuore! Ancora più sorprendente è voltarsi a destra e scoprire quanto sia vasta la città: i suoi confini sono estesi, ci sono resti di strade colonnate di epoca romana, il suo teatro troneggia con imponenti spazi in grado di contenere fino a ottomila persone. Quello che però ammalia sono le maestose tombe, antri di pietra rosa scavati nella roccia dentro cui ci si può riparare dal sole cocente.

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Un universo scolpito nella pietra dalle mille sfumature vicino al più bel deserto che abbia mai visto: quello del Wadi Rum che invade con la sua sabbia rossa le dita dei piedi racchiuse nei sandali e che al tramonto fa sognare Lawrence d’Arabia pronto a conquistare Aqaba.

Con alcuni compagni di viaggio decido di recarmi al Monastero, un edificio molto simile al Palazzo del Tesoro ma più grande; per raggiungerlo occorre salire per un sentiero ripido sul quale passano uomini a piedi o a dorso di mulo. La fatica è ricompensata dalla visuale di questo monumento che s’impone in tutta la sua bellezza e che mi fa riflettere sulle doti del popolo che qui ha abitato a lungo.

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Dopo una breve pausa ci rimettiamo in cammino per tornare all’ingresso, stanchi, cotti dal sole e col corpo ricoperto di polvere.

Ripercorriamo il siq a ritroso lasciandoci il Kasneh alle spalle, negli occhi le immagini di un mondo scomparso il cui fascino ancor oggi attira turisti da tutto il mondo.

Cammelli, calessi e persone a piedi percorrono questa strada un tempo solcata da antichi popoli mentre il sole di allora e di oggi tramonta nelle sue tonalità riverberando sulla roccia scolpita dal vento.

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Nei piedi il terriccio e il ricordo della sabbia rossa del Wadi Rum.

Questa però è un’altra storia, un percorso tra deserto e tende di beduini, un viaggio da raccontare tenendo in mano una tazza di tè bollente alla menta.

 

4 pensieri su “PETRA, LA CITTA’ SCOLPITA NELLA ROCCIA

  1. Ho dedicato un intero blog a petra è anche io mio nome d’arte amo questa città. amo la cultura. vorei tanto visitara. complimenti bellissimo. se ti va dai un occhio al mio blog

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      1. Ho provato una grande emozione, come se la Storia prendesse forma sotto i miei occhi in maniera incantata. Ti senti dentro un mondo vecchio di millenni capace di evocare scene dal passato; la bellezza di questo luogo commuove.

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