CIRCOLO CHIUSO di Jonathan Coe editore Feltrinelli

Ho scoperto Jonathan Coe per caso: cercavo romanzi che raccontassero i Troubles nord-irlandesi e mi è capitato per le mani La banda dei brocchi ambientato a Birmingham negli anni settanta, quelli degli attentati dell’IRA e dell’imminente ascesa al potere della Thatcher. Da lì ha fatto seguito la lettura de La famiglia Winshaw e poi Circolo chiuso in cui le vicende de La banda dei brocchi trovano seguito negli eventi legati alla vita dei personaggi diventati adulti nell’Inghilterra –meglio Europa- del nuovo millennio.

Anche questa volta Coe non mi ha delusa, anzi, ha superato le mie aspettative; riuscire a scrivere libri aumentando l’intensità e la bellezza dello stile narrativo non è da tutti, soprattutto in tempi dove la qualità viene spesso messa da parte per fare spazio al banale che assicura l’incasso. L’autore dimostra che si può fare della scrittura un lavoro degno di essere riconosciuto sotto ogni profilo.

Come per i due precedenti romanzi, le vicende raccontano una fetta della storia del Regno Unito. Coe ci aiuta a entrare in un momento storico particolare, di transizione, quello in cui Tony Blair è al potere e ci narra i cambiamenti – o finti cambiamenti- di quella politica; un Blair che l’autore non esita a tratteggiare come erede della Thatcher da cui il nuovo premier inglese non si discosta poi molto.

Il puzzle delle vite di Benjamin e Paul Trotter, di Claire Newman e della sorella scomparsa si ricompone in maniera inaspettata regalando al lettore sorprese che sconvolgono e al tempo stesso dicono quanto di umano –e deprecabile- ci possa essere nella vita di ognuno di noi. I Trotter e gli altri personaggi sono uomini e donne che dalle grandi speranze sono approdati alla concretezza di un’esistenza non sempre soddisfacente, una vita dai tratti umani simili a quella di ogni ordinaria persona.

Lo stile è quello del Coe degli altri due romanzi: semplice ma accurato, in grado di rendere la scrittura gradevole sotto il profilo sintattico e narrativo. Il ritmo è veloce ma accompagna gradualmente il lettore nella storia facendogliela gustare, lo scavo interiore è di tutto rispetto e il linguaggio è asciutto e diretto, scelta che personalmente apprezzo e trovo calzante per raccontare una storia intrigante senza sbavature narrative.

Si attraversano anni memorabili, si scopre – o riscopre- un’era dimenticata che sta alla base del nostro attuale periodo storico e che aiuta a far capire le trasformazioni dell’ultimo ventennio.

Birmingham e Londra sono protagoniste di questi cambiamenti nelle descrizioni accurate dei luoghi, nella narrazione del modus pensandi delle persone che le abitano; un affresco coinvolgente di un’epoca, di una nazione e di una generazione.

Circolo chiuso dovrebbe essere letto dopo i primi due libri non soltanto per motivi logico-temporali –si potrebbe comunque godere della storia anche senza conoscere quelle precedenti- ma per dare spazio alla crescita dei personaggi, per seguirne il cammino e soprattutto per chiudere il cerchio di un trentennio che ha segnato la storia contemporanea di una nazione.

Coe sa raccontare, sa coinvolgere e appassionare; una scoperta cominciata per caso che si sta trasformando in un amore profondo e che non esito a consigliare a chiunque voglia leggere libri di qualità.

 

 

 

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