IN VIAGGIO CON MARTIN McGUINNES E IAN PAISLEY

Quando si recensisce un libro si dà una valutazione del testo sulla base di un’analisi dal punto di vista stilistico, sintattico, della storia, di scavo psicologico e dei dialoghi; anche quando si recensisce un film si svolge un’operazione analoga.

In quest’articolo però non recensirò il film di Nick Hamm; non sono interessata a rivelarne le pecche –che pur ci sono- o esaltarne i pregi –che non mancano- quanto spiegare che cosa mi induca a consigliarlo. Quelli che seguono sono solo alcuni pensieri molto liberi che condivido coi miei lettori.

L’invito a vederlo nasce dalla convinzione che con questa pellicola si scopra un pezzo di Storia d’Irlanda e d’Europa; quella terra ai margini del nostro continente ha alle spalle una vicenda che oggi giorno si ritiene superata, ma che in realtà potrebbe di nuovo tornare sulle prime pagine delle cronache a causa della Brexit. Sono la prima ad augurarmi che ciò non accada visto il mio attaccamento a Belfast, ma sono anche conscia di questo rischio.

Conoscere i Troubles nord-irlandesi -nome con cui tutti là designano un conflitto che ha insanguinato l’Irlanda del Nord per circa quarant’anni- non è così immediato perché si parla di una storia complessa, piena di risvolti, che affonda le radici nel lontano Medioevo.

Il punto di partenza de Il viaggio-The journey è l’incontro nel 2006 a St. Andrews –Scozia- dei leader unionisti e di quelli repubblicani per discutere uno storico accordo di pace; i protagonisti sono il reverendo unionista Ian Paisley e l’ex capo dell’IRA Martin McGuinnes, deceduto a marzo dell’anno scorso. Per quello che ho letto di questi due personaggi, penso che l’immagine scaturita dal film sia abbastanza fedele ai caratteri descritti nei libri letti: Paisley molto radicato e furente nella sua predicazione, McGuinnes un uomo che ha vissuto buona parte della sua vita nella convinzione di lottare con ogni mezzo per liberare l’Irlanda dall’occupazione inglese salvo poi cambiare strategia per trovare un compromesso.

Poco importa la mia opinione politica su i due; quello che mi ha colpita è la capacità di descrivere un pezzetto di storia europea tramite due personaggi a cui vengono fatti pochi sconti e che qui emergono coi loro limiti e con la loro ironia.

Credo che Il viaggio sia un ottimo espediente per cominciare quel cammino a ritroso in un periodo storico che rischia di essere rimosso; un grande valore che attribuisco al raccontare storie –sia con la narrativa che con il cinema- è legato alla capacità di portare all’attenzione del grande pubblico momenti storici complessi passando per l’umanità dei personaggi che li vivono. E qui c’è tanta umanità. Il regista ci narra una storia realmente accaduta sfruttando la libertà di raccontarla secondo il proprio gusto; il viaggio di cui parla nel film si svolge in auto mentre nella realtà si svolse in aereo. Ho letto che all’epoca delle riprese non ci furono interferenze né da parte di McGuinnes né da parte dei parenti dell’ormai defunto Painsley.

Capire i Troubles con un film è impossibile, ma intuirne la complessità è fattibile. I due protagonisti si scontrano ripetutamente per poi infine stringersi la mano; questo lo sappiamo sin dall’inizio perché dal 2007 il governo di Belfast è stato guidato da Paisley come primo ministro e McGuinnes come vice.

Che cos’è allora che dovrebbe spingere lo spettatore a dedicare un’ora e mezza del suo tempo a una storia nota? La bellezza del paesaggio scozzese dove l’auto con i due si muove? Le battute mordaci che i due nemici si scambiano? A mio avviso la ragione principale non sta in nessuna di queste due cose seppur apprezzabili. Credo che questo film sia da vedere perché è una possibilità di entrare a capofitto nel cuore umano di quel conflitto, un vero e proprio viaggio in quei quarant’anni di storia che hanno insanguinato quella periferia d’Europa che oggi sta tornando a vivere ma che non dimentica il suo passato.

Fare memoria non è importante solo per capire il passato ed evitare errori futuri, ma è fondamentale per comprendere che l’umanità che ricordiamo è la stessa di cui facciamo parte; Painsley e McGuinnes hanno la loro vicenda alle spalle, un passato che forse non riguarda la nostra storia personale, ma che ci obbliga a riflettere su molti aspetti della vita.

La forza di una buona storia sta nel renderci partecipi di qualcosa lontano da noi che, a una lettura meno superficiale, scopriamo riguardarci.

È difficile sentire nostra ogni pagina di Storia, ma è possibile dedicare una serata a un tema che riguarda l’Europa.

Viaggiare per non dimenticare, per avere spunti, per cominciare a capire.

Amo Belfast, per me è immediato ascoltare storie che la riguardano.

Ognuno di noi ha a cuore un posto; parte del mio cuore è per quella terra e spero proprio che la visione di questo film possa essere uno spunto per cominciare a conoscerla meglio.

 

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