FOLLIE DI BROOKLYN di Paul Auster editore Einaudi

Quando un libro mi appassiona non riesco a smettere di leggerlo, la voglia di aprire le pagine al punto in cui ho lasciato il segnalibro scandisce parte della giornata e l’appuntamento con la lettura si riempie di frenesia per la curiosità di vedere come finisce.

Arrivata alla parola fine è però la tristezza a prendere il sopravvento perché quella storia è conclusa; i personaggi continuano a farmi compagnia, ma non li ritroverò più la prossima volta che toglierò il segnalibro da un testo. La malinconia è mitigata solo dalla speranza di trovare una storia altrettanto avvincente che mi trascini in un altro mondo. È un po’ quello che ci dice uno dei personaggi di questo meraviglioso romanzo di Paul Auster:

“Lei ha una storia e quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all’interno di una storia, da vivere in un mondo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché fino a quando la storia continua la realtà non esiste più”.

Zio Nath parte alla ricerca di un luogo dove andare a morire e ritrova la vita imbattendosi nel nipote Tom da tempo perduto e in tanti altri personaggi i cui equilibri si scompongono e si ricompongono con finali sorprendenti. Di questo romanzo dai tratti ironici e dalla profondità umana così spiccata mi mancherà tutto: i marciapiedi di Brooklyn e le sue case brownstone, le strade ampie del Vermont, la libreria di Harry, le disquisizioni di Tom sugli scrittori, zio Nath, voce narrante che dà vita a questo mondo, la piccola Lucy, Rory, Nancy, l’intero caleidoscopio di esseri umani dai colori vibranti e vivaci. In Follie di Brooklyn sono raccontate persone ordinarie la cui vita non comparirà nei libri di Storia ma che, a lettura finita, rimangono dentro per dirci qualcosa di noi e del mondo in cui viviamo.

Quest’angolo di New York non è solo lo sfondo delle vicende come non lo è il paesaggio distensivo del Vermont dove i nostri eroi si avventurano per un tratto della storia; l’America è protagonista con i suoi cittadini dalle vite disperate, con i suoi paesaggi, la sua politica argomento di numerose conversazioni. Un buon romanzo, quando parla di un mondo, racconta anche i suoi luoghi rendendoli vivi attraverso la vita delle persone che li abitano. Ed è quello che fa Auster raccontandoci un’umanità pre 11 settembre che si dispera, lotta, si lascia vivere e si muove nelle vie di una delle città più affascinanti del mondo. Il tutto narrato con uno stile impeccabile, avvincente, divertente, denso di humour mai banale, pronto all’occorrenza a cedere il passo allo scavo psicologico e al dramma. La follia della vita umana è dipinta con arguzia e profondità e il lettore si tuffa nella storia per riemergere cambiato e cresciuto.

Mai sottovalutare il potere dei libri leggiamo verso la fine; perché i libri lasciano tracce profonde, ci permettono di conoscere un’umanità vicina o lontana che altrimenti sarebbe dimenticata.

Questo romanzo di Auster mi parlerà a lungo e se un romanzo riesce a parlarmi anche dopo la parola fine significa che l’autore mi ha raccontato una storia per cui è valsa la pena aver speso del tempo.

 

 

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